ALMANAC – Kingslayer

Pubblicato il 01/12/2017 da
voto
7.0
  • Band: ALMANAC
  • Durata: 00:50:54
  • Disponibile dal: 24/11/2017
  • Etichetta: Nuclear Blast
  • Distributore: Warner Bros

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Gli Almanac di Victor Smolski avevano debuttato l’anno scorso con l’album “Tsar” ed ecco che già arriva il secondo full-length della band tedesca, intitolato “Kingslayer”. Rispetto al precedente disco, è stata totalmente rivoluzionata la sezione ritmica, adesso composta rispettivamente da Tim Rashid (basso) e da Athanasios Tsoukas (batteria), mentre è stata mantenuta l’impostazione con tre voci soliste, per le quali sono stati confermati Andy B.Franck (Brainstorm), David Readman (Pink Cream 69) e Jeannette Marchewka (Lingua Mortis Orchestra). Anche stavolta, Smolski sceglie di realizzare un concept d’ispirazione storica, per quanto, nel caso di “Kingslayer” non si possa parlare di un’unica trama, bensì di canzoni autonome ma legate dallo stesso argomento, ovvero vengono raccontati diversi casi di regicidi avvenuti nella storia. Una sorta di continua aspirazione al potere, con cospirazioni e complotti che hanno portato all’uccisione del sovrano di turno per poterne prendere il posto: così, ad esempio, in “Hail To The King”, viene ricordato l’assassinio del re Dhatusena nello Sri Lanka, avvenuto nel 473, oppure, in “Regicide”, l’assassinio di Enrico VIII in Inghilterra. Lo stile prosegue dunque, com’è naturale, rispetto a quanto si era potuto ascoltare nel primo disco, con brani caratterizzati da riff dotati di un certo groove, sonorità ribassate con una buona presenza di tastiere e qualche orchestrazione, che fanno da supporto alle tre voci soliste, le quali vengono fatte interagire da Smolski con molta sapienza e competenza, ottenendo così un risultato che viene arricchito dalle diverse caratteristiche e qualità dei tre cantanti. Il sound è molto fresco e riesce ad essere accattivante grazie ad un buon gusto melodico, con ritornelli catchy ma mai stucchevoli. La tracklist scorre via in maniera gradevole, grazie soprattutto ad alcuni brani ben riusciti come i due già citati “Regicide” e “Hail To The King”, oltre a qualche altro, come ad esempio “Losing My Mind” e soprattutto “Kingdom Of The Blind”, che ci ha ricordato qualcosa della Trans-Siberian Orchestra ma con un sound più potente. Niente male la ballata “Last Farewell”, carica di pathos, così come “Guilty As Charged”, che annoveriamo tra i pezzi più particolari del disco. Diciamo che “Kingslayer” è un lavoro realizzato indubbiamente con grande professionalità e bravura, come del resto di solito avviene per tutte le produzioni di Smolski, ma che, a conti fatti, neppure fa gridare al miracolo o riesce ad entusiasmare più di tanto: anzi, un paio di brani ci sono sembrati persino un po’ sottotono a livello di ispirazione, ma questo potrebbe essere legato, a nostro avviso, alla scelta di partenza di autoimporsi delle tematiche rispetto alle quali magari non sempre si riesce a tirare fuori le proprie migliori idee, rimanendo così un po’ ‘ingabbiati’ forzatamente in un determinato contesto sia dal punto di vista espressivo che da quello compositivo. Insomma, l’album è stato realizzato come si deve ed è ben interpretato, per cui parliamo senz’altro di un buon disco power metal, ma va pure detto che, conoscendo le potenzialità compositive di Victor Smolski, le aspettative non potevano che essere molto alte e, in questo caso, a nostro avviso, manca quel qualcosa in più che avrebbe permesso al lavoro di compiere un significativo salto di qualità.

TRACKLIST

  1. Regicide
  2. Children Of The Sacred Path
  3. Guilty As Charged
  4. Hail To The King
  5. Losing My Mind
  6. Kingslayer
  7. Kingdom Of The Blind
  8. Headstrong
  9. Last Farewell
  10. Red Flag
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