ALMANAC – Tsar

Pubblicato il 19/04/2016 da
voto
7.5
  • Band: ALMANAC
  • Durata: 00:52:22
  • Disponibile dal: 03/18/2016
  • Etichetta: Nuclear Blast
  • Distributore: Warner Bros

Se volessimo cercare di capire meglio cosa è successo in casa Rage tra Victor Smolski e Peavey quel fatidico febbraio del 2015, forse dovremmo ascoltare con attenzione questo “Tsar” e l’imminente “The Devil Strikes Again”. Se infatti accreditate voci di corridoio danno il futuro ventunesimo album dei Rage come dedito a un deciso ritorno a sonorità robuste quasi al limite del thrash, sul qui presente album del nuovo progetto di Smolski le sonorità sono quelle dei Rage più epici e orchestrali, quelli della Lingua Mortis Orchestra o di canzoni come “Empty Hollow” o “Lord Of The Flies”, per intenderci. E’ dunque chiaro il quadro di due buoi che tirano lo stesso carro in direzioni opposte, Peavy con lo sguardo nostalgico fermamente rivolto al passato e a una ritrovata immediatezza, e Victor invece sempre più focalizzato alla ricerca della perfetta fusione tra metallo pesante, melodie barocche e ricchezza orchestrale. “Tsar”, dunque, è degno e legittimo figlio di questo secondo approccio: un disco studiato e  ragionato, perfetto nei suoni come nella composizione, che fa di ricchi arrangiamenti, melodie irresistibili e cori maestosi la propria fortuna. Una sorta di Lingua Mortis Orchestra 2.0, anche se ci secca oltremodo chiamarla così, con la gustosa varietà introdotta dalle ugole di ben tre preparatissimi cantanti e non del solo Peavy. All’interno della nutrita formazione degli Almanac troviamo infatti due volti conosciuti come Andy B. Frank (Brainstorm, ex Ivanhoe) e David Readman (Pink Cream 69, Voodoo Circle) e la figura meno conosciuta ma altrettanto valida di Jeannette Markewka, già al fianco di Victor nella Lingua Mortis Orchestra, appunto. Proprio sulle tre ugole appena citate possiamo dire si costruisca la fortuna di questa nuova band, in quanto dobbiamo ammettere che risultano estremamente complementari: potente e grintosa quella di Frank, pastosa e avvolgente quella di Readman e assolutamente versatile quella della brava Markewka. Prendono così vita brani diretti e potenti (seppure sempre molto sinfonici) come il singolo “Self Blinded Eyes”, semi-suite dal gusto assolutamente epico come l’opener e title track “Tsar”, e anche brani più melodici, al confine tra il metal sinfonico e quello melodico di Pink Cream 69, come la radiofonica “Children Of The Future”.  Tre volti diversi, però appartenenti a un’unica anima scrivente, quella appunto di Victor Smolski, il quale mette del tutto da parte ogni velleità di solismo da guitar hero, rimanendo per così dire confinato nello spazio dedicato agli assoli e in ritmiche sicuramente interessanti, ma sempre al servizio della canzone e dell’ascoltabilità. Il disco passa veloce nei suoi cinquanta e passa minuti, con pezzi uniformemente belli (non vi è effettivamente neanche uno scivolone) ad alternarsi a piccole gemme come la già citata “Self Blinded Eyes” o la splendida “Hands Are Tied”, a nostro avviso l’highlight assoluto dell’album. Che dire quindi su Peavey e sullo split con i Rage? Be’, a conti fatti conviene non dire proprio niente. Valutando la qualità  e la direzione artistica di questo “Tsar”, capiamo senza troppe difficoltà che il cuore di Smolski andava in una direzione ben precisa che alla corte del grosso tedesco non avrebbe potuto seguire. Lasciamo dunque il buon Peavey alle prese con il tour di celebrazione del grandissimo “Black In Mind” e gioiamo per i ritrovati Rage dei primi anni ’90, e contemporaneamente gioiamo anche di più per la sudata libertà artistica del chitarrista bielorusso, che con gli Almanac e questo debutto “Tsar” riesce fin da subito a donarci un bellissimo disco, mantenendo intatta la sua credibilità. Bravo.

TRACKLIST

  1. Tsar
  2. Self Blinded Eyes
  3. Darkness
  4. Hands Are Tied
  5. Children Of The Future
  6. No More Shadows
  7. Nevermore
  8. Reing Of Madness
  9. Flames Of Fate
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