7.0
- Band: ALREADY BURIED
- Durata: 00:15:14
- Disponibile dal: 24/04/2026
- Etichetta:
- Rebuilding
I lombardi Already Buried arrivano con il loro mini di debutto “Bad Things Happen and People Get Hurt” come una nuova sigla nel panorama italiano, ma dietro il nome c’è un intreccio di esperienze tutt’altro che acerbe. Nella formazione militano infatti ex membri di Abel Is Dying e To The Embers, gruppi che, tra anni 2000 e primi 2010, hanno alimentato un sottobosco hardcore/metalcore particolarmente vivace nel nostro paese. Questo bagaglio si sente, ma non si traduce in un puro esercizio di nostalgia, facendo anzi solo da background per una scrittura più asciutta e, nel complesso, piuttosto elastica.
Il lavoro si muove dentro coordinate hardcore chiaramente riconoscibili, ma evita accuratamente la trappola del monolitico. Da un lato emergono inflessioni metalliche che possono richiamare i Terror più classici, soprattutto nella gestione del groove e nella secchezza ritmica; dall’altro, gli Already Buried introducono una componente più aperta, quasi baldanzosa, che non cerca necessariamente l’ironia ma una varietà espressiva che alleggerisce e spezza la tensione. In questo senso il paragone con i Cold World sorge abbastanza naturale: la band sembra condividere quella capacità di ibridare hardcore, attitudine urbana e un certo gusto per dinamiche meno prevedibili, dove lo slancio non è mai rigidamente incanalato. Allo stesso modo, nel contesto italiano, vengono in mente i vecchi To Kill, capaci di trattare il songwriting hardcore con una libertà quasi rock’n’roll, senza perdere impatto o credibilità.
“Bad Things Happen…” funziona proprio perché evita la posa del “tough guy” permanente: i brani scorrono con buona varietà di tempi e atmosfere, alternando accelerazioni nervose, derive rockeggianti e rallentamenti più pesanti, sempre con una certa naturalezza. Non c’è la sensazione di un collage forzato, ma di un gruppo che sa cosa vuole fare e soprattutto come farlo suonare vivo. La produzione, molto curata ma non levigata fino all’innaturale, gioca un ruolo fondamentale: ogni strumento trova spazio, la batteria respira, le chitarre hanno corpo senza diventare compresse, e il basso contribuisce a dare spinta senza perdersi nel mix.
Nel complesso, “Bad Things Happen…” funziona soprattutto come biglietto da visita: un esordio che non cerca di strafare né di imporsi con dichiarazioni di rottura, ma che proprio nella sua misura dimostra consapevolezza e mestiere. Gli Already Buried non si prendono mai troppo sul serio – vedi i sample estratti da “Big Trouble in Little China” – e questa attitudine, lungi dal tradursi in superficialità, diventa un punto di forza, perché lascia emergere una band che sa muoversi con naturalezza dentro coordinate ben definite senza irrigidirle. È un debutto che trasmette controllo e sicurezza, e che proprio per questo riesce a risultare convincente: perché dietro la relativa leggerezza di approccio e la varietà delle soluzioni si percepisce una chiara padronanza del linguaggio hardcore e delle sue possibilità espressive.
