ALTAIR – Descending: A Devilish Comedy

Pubblicato il 28/06/2017 da
voto
7.0
  • Band: ALTAIR
  • Durata: 00:41:04
  • Disponibile dal: 30/06/2017
  • Etichetta:
  • Sleaszy Rider Records

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Nati nel 2008 e balzati all’onore delle cronache alla vittoria di un contest dove registrarono un pezzo con Fabio Lione, i ferraresi Altair arrivano alla seconda prova in studio con questo “Descending: A Devilish Comedy”, dopo il discreto successo riscontrato con il primo disco “Lost Eden”. Sono passati quattro anni e tra un cambio di chitarrista e di logo e qualche festival all’estero i nostri hanno sicuramente avuto modo di farsi le ossa nel campo del prog-power metal: forti della produzione a cura dell’ormai onnipresente Simone Mularoni, la band tira fuori un disco compatto, caratterizzato da riff rocciosi in puro stile prog made in Italy, ma con una accortezza al sound delle tastiere che ricorda moltissimo gruppi come Threshold ed Eldritch. Ci sono momenti veramente notevoli, come “Limbo” o “Godless”, specialmente quest’ultima caratterizzata da un bellissimo chorus che non può non farci pensare al prog metal anni ’90, dove la voce caratteristica di Simone Mala svolge un compito di tutto rilievo. La cosa di cui ci si accorge ascoltando il disco è l’abilità dei nostri a comporre: le canzoni sono intricate ma mai stucchevoli, anzi incuriosiscono l’ascoltatore ad andare ancora avanti. Il problema però arriva con i pezzi più veloci: “Seed Of Violence” e “Frozen Graves” sono forse le tracce che ispirano meno di tutto il materiale, troppo impegnate a correre anziché stregarci con delle atmosfere progressive come fanno altre canzoni del disco. È forse proprio qui che si capisce come gli Altair dovrebbero puntare molto di più alla parte prog che a quella power, anche se certe tracce a metà tra un genere e l’altro come “Flame Of Knowledge” non mancheranno di fare felici appassionati dei gruppi che abbiamo citato poco sopra. Qualche parola è obbligatoria spenderla anche sui musicisti: con una gabbia sonora simile chi suona negli Altair deve essere per forza un ottimo elemento, come dimostrano le chitarre di Gianmarco Bambini e Albert Marshall, sempre impegnate a scambiarsi di ruolo e a comporre assoli indiavolati che accompagnano le tracce. Chi svolge invece un ruolo discreto pur essendo un buon musicista è Simone Caparrucci alle tastiere, abile nel passare da una atmosfera arabeggiante a un accompagnamento AOR, fino a buonissimi assoli qua e là per il disco. La finale “A Lesson Before Ascending” è un perfetto riassunto di quanto scritto: un’apertura in tempi dispari si dipana in una cavalcata né troppo aggressiva né troppo tranquilla, caratterizzata dal bellissimo stacco a inizio pezzo a cura del cantato e della tastiera, in un sapiente dialogo che va a sfociare nel riffing dove i tempi dispari non si sprecano e intrigano le nostre orecchie sino all’irrompere (provvisorio) del 4/4 e di altre soluzioni compositive che lasciamo a voi il piacere di scoprire. Nonostante si senta fortissima l’esperienza acquisita dal gruppo in questi anni, comunque, agli Altair mancano ancora alcuni dettagli per poter considerare i loro dischi degli ottimi lavori, come per esempio i pezzi più tirati che hanno qualche difetto, anche se più di impatto che di vera e propria composizione. In ogni caso la (ri)nascita di una band interessante come gli Altair dimostra come il prog metal italiano sia ancora ben lungi dall’essere accantonato come esperienza.

TRACKLIST

  1. Descending
  2. Path Of Worms
  3. Limbo
  4. Seven
  5. Godless
  6. Seed Of Violence
  7. Flame Of Knowledge
  8. Frozen Graves
  9. A Lesson Before Ascending
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