6.0
- Band: ALTAR OF PERVERSION
- Durata: 01:53:31
- Disponibile dal: 15/04/2018
- Etichetta:
- Norma Evangelium Diaboli
Il ritorno della band toscana dopo ben diciassette anni non arriva sicuramente in sordina; gli Altar Of Perversion, infatti, in barba a qualunque tentativo di accattivarsi con facilità nuovo pubblico, si presentano con un doppio album che sfiora le due ore di durata, una vera maratona oscura che richiede tempo, attenzione e anche diversi ascolti per essere metabolizzato a dovere. La dimensione musicale resta legata per certi versi alla seconda metà degli anni Novanta, quantomeno negli intenti e nell’assenza di compromessi, ma è filtrata alla luce di sperimentazioni ed evoluzioni che hanno segnato il cammino del black metal in questi ultimi tre/quattro lustri: nel percorso mistico e trascendentale intrapreso dai Nostri possiamo vedere echi dei Deathspell Omega, del resto un pilastro ormai inevitabile per certo sound, e con un paragone magari meno evocativo – almeno in termini di nobile filiera – i più recenti ma decisamente importanti Cultes Des Ghoules, nella costruzione di tracce epiche e annichilenti. Il problema è che, pur in una ricerca sonora più approfondita, si perde completamente per strada l’immediatezza che caratterizzava i loro esordi. Il grosso limite di questo lavoro, infatti, senza voler passare da frettolosi e disattenti millenials, è purtroppo nella durata complessiva dell’album; “Intra Noaos” gode sicuramente di sprazzi evocativi e di ottima scrittura lungo tutti i sei brani che lo compongono, ma una durata media appena sotto i venti minuti e un’eccesiva omogeneità di fondo rendono l’ascolto pesante: a fronte di un approccio monolitico e devastante, mancano completamente midtempo o variazioni in grado di tenere vivo l’interesse, tranne forse in due episodi del secondo disco, ossia “Cosmic Thule, Inner Temple” e “Through Flickering Stars, They Seep”; ma quando arriviamo da quelle parti è già passata oltre un’ora, che sommata alla lunga attesa, non permette di andare oltre a una sufficienza determinata giusto dalla buona qualità dei musicisti coinvolti.
