ALTARAGE – Cogwheel

Pubblicato il 11/08/2026 da
voto
7.5
  • Band: ALTARAGE
  • Durata: 01:14:30
  • Disponibile dal: 31/07/2026
  • Etichetta:
  • Doomentia Records
  • Sentient Ruin

È dal 2015 che gli Altarage portano avanti la loro visione alterata di death metal, in quella che potremmo ormai definire una delle risposte più autorevoli e credibili allo strapotere australiano di Portal e Impetuous Ritual.
Un flusso costante di uscite che ha visto il terzetto basco – un tempo anonimo, ora riconducibile a ex e attuali membri di Funeral Sun, Horn of the Rhino e Wormed – esplorare le cavità di un suono che dava già l’impressione di essere a fuoco ai tempi del demo e del debut album “Nihl”, e che nel corso degli anni ha poi saputo cementare la propria estetica grigia e brutalista in una serie di lavori sì simili, ma mai effettivamente identici fra loro.

Licenziato dalla cordata Doomentia/Sentient Ruin, “Cogwheel” si inserisce nuovamente in questo percorso, configurandosi fin dal suo formato – sette pezzi per un’ora e un quarto di musica – come il capitolo più denso e mastodontico del progetto, quello in cui la componente narrativa, alimentata da scenari post-apocalittici di città industriali in rovina stagliate su cieli plumbei e avvelenati, ha modo di esprimersi con più minuzia e compiutezza, sfidando ulteriormente l’ascoltatore sia sul piano fisico che mentale.
Una colata severa, spietata, a tratti estenuante, eppure in grado di ribadire come alla base di questa proposta allucinata e allucinante vi sia uno studio meticoloso di tutti quegli elementi – crescendo, dissonanze, ripetizioni – che un orecchio impreparato potrebbe tranquillamente confondere con rumore bianco, per un’odissea che parte sì, come sempre, da lidi definibili death metal, ma che sulla falsariga del passato (pensiamo a un capitolo sperimentale come “Sol corrupto”, o alla suite “Devorador de mundos” nel finale di “Succumb”) sposa anche un linguaggio che deve tanto agli ambienti drone, industrial e sludge.
Influenze che non danno mai l’impressione di essere ‘buttate lì’ dal gruppo di Bilbao, e che nel caso specifico di questo settimo full-length – complice il taglio dilatato e cinematografico della tracklist – acquistano ancora più senso e peso, fra parentesi rumoriste (l’intera “1988”, oltre a varie code noise di brani), ritmi meccanici e – novità assoluta da queste parti – alcune voci pulite che non offrono ovviamente nulla di consolatorio o distensivo sul piatto (l’incipit di “Ichor”).

L’elemento imprescindibile, il cardine attorno a cui ruota l’impianto architettonico di “Cogwheel”, è però ancora una volta il concetto di riff con la ‘R’ maiuscola, e in questo dettaglio continua a risiedere la forza degli Altarage: laddove gli autori di “Avow” o “Iniquitous Barbarik Synthesis” erigono impalcature concettuali, fumose e volutamente prive di appigli, i Nostri non smettono di identificare nel lavoro di chitarra il cuore pulsante della loro proposta, arrivando a stupire per la capacità di sfornare soluzioni efficaci e martellanti anche a fronte di un effetto sorpresa ormai svanito, di una formula codificata e di una prolificità oggettivamente impressionante.
In definitiva, un ritorno che non ambisce a stupire in senso stretto, ma che difficilmente i fan delle forme più alienanti e paranoidi dello spettro death metal non ascriveranno alle uscite dell’anno. Una delle vere certezze dell’underground europeo.

 

TRACKLIST

  1. Peso muerto
  2. Wielder
  3. Future Wreck
  4. 1988
  5. Not a Proper Burial
  6. Ichor
  7. Industrial Offering
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