ALTARS OF GRIEF – Iris

Pubblicato il 21/04/2018 da
voto
7.5
  • Band: ALTARS OF GRIEF
  • Durata: 00:55:55
  • Disponibile dal: 21/03/2018
  • Etichetta:
  • Hypnotic Dirge Records

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Scoperto per caso, vagando per YouTube e grazie all’infallibile tocco artistico del celeberrimo Travis Smith, grazie al quale, ammirando estasiati la bellezza e la poesia della copertina di tale disco, abbiamo approcciato incuriositi “Iris”, secondo album sulla lunga distanza dei canadesi Altars Of Grief. Fondatisi appena cinque anni fa a Regina, nel Saskatchewan, i nordamericani si sono autoprodotti nel 2014 il debutto “This Shameful Burden”, per poi accasarsi alla Hypnotic Dirge Records per questo encomiabile successore. I Nostri, capitanati dal chitarrista/programmer e principale compositore Evan Paulson, propongono un death/doom metal atmosferico con prepotenti derive sia nel black metal, sia nel gothic metal sui generis, per un sound complessivo che in qualche modo ricorda parecchio i Novembers Doom. Oltre al tipico ed elegante afflato malinconico e decadente che lo stile delle compagini dedite al genere solitamente hanno insite nel DNA, pezzo forte degli Altars Of Grief sono le voci di Damian Smith, che quando usate pulite – ovvero spesso, soprattutto per i chorus – sanno evocare scenari e panorami nebbiosi e apocalittici. Un paragone che ci fa piacere sottolineare, sotto il punto di vista vocale (ma non solo), è quello con i nostri paladini Shores Of Null, anche loro ottimi nell’armonizzazione delle vocals. L’opener track “Isolation” si e ci dispiega in tutta la sua tristissima bellezza le coordinate di “Iris”, che si manterranno di qualità elevata per tutto il suo minutaggio, fino ad arrivare alla toccante outro strumentale “Epilogue”, condotta da un violoncello praticamente in solitaria. Proprio il violoncello, suonato dall’ospite Raph Weinroth-Browne in parecchi brani, dona ad “Iris” un tocco di personalità in più, pennellando ulteriori note di grigiume e desolazione ai vari soundscape dipinti dal gruppo. Ma non solo mood gotico-depresso emana dai solchi del lavoro in questione, in quanto gli Altars Of Grief sanno anche essere lapidari e velocissimi, scagliandosi furenti e disperati in possenti scariche black-death metal. Onestamente, troviamo queste ultime di buon livello ma non eccelse, come ad esempio risultano essere invece le parti in cui l’anima doom/gothic del quintetto viene fuori più prepotentemente. Non brillano più di tanto neanche per originalità, questi giovani, ma hanno tanto gusto e personalità, oltre a conoscere bene ciò che serve per comporre un signor disco del genere in questione. Nella prima parte di tracklist troviamo maggiore aggressione, culminante nella titletrack, il pezzo più aggressivo del lotto, unico ad avere al suo interno solo voci growl e scream; mentre, nel terzetto di canzoni che si dipana lentamente nella seconda metà di “Iris” – “Broken Hymn”, “Voices Of Winter” e “Becoming Intangible” – ci sono maggior controllo e riflessione compositivi, per un crescendo d’emozioni che ha il suo climax nell’appena citata “Becoming Intangible”, una profonda traccia nettamente divisa tra lugubri passaggi acustici e violente esplosioni di rassegnazione. Un disco che non può passare inosservato agli estimatori di musica nostalgica ed emozionale, partendo dai My Dying Bride, passando per Opeth e Swallow The Sun, per arrivare agli Harakiri For The Sky. Da provare!

TRACKLIST

  1. Isolation
  2. Desolation
  3. Iris
  4. Child Of Light
  5. Broken Hymn
  6. Voices Of Winter
  7. Becoming Intangible
  8. Epilogue
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