7.0
- Band: ALZHAGOTH
- Durata: 00:38:06
- Disponibile dal: 14/03/2025
- Etichetta:
- Inertial Music
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Dopo una serie di singoli che annunciavano l’uscita del primo full-length, ecco finalmente il primo lavoro su lunga distanza dei padovani Alzhagoth. La band è stata fondata di recente (2019), ma alcuni membri che la compongono hanno maturato esperienze passate in band note all’interno del panorama underground nazionale: il chitarrista Michele Donato ed il tastierista Raffaele Benvegnù provengono dalla death metal band melodica degli Algol (il cui ultimo album risaliva al 2016), mentre il cantante Matteo Patuelli arriva da un’esperienza maturata nella folk metal band dei Vallorch.
Nel caso degli Alzhagoth è importante sottolineare questo aspetto, perché si può dire che il genere musicale proposto, in fin dei conti, altro non è che un connubio del background che i musicisti si sono portati dietro, a cui vanno aggiunti elementi differenti rispetto ai generi dei gruppi di provenienza.
Il gruppo viene presentato come una band pagan death metal, definizione un po’ insolita in quanto spesso il pagan metal, dal punto di vista stilistico, incontra piuttosto il folk o il black metal; ripensando però appunto ai gruppi in cui in passato hanno militato i singoli musicisti, ed ascoltando il loro debutto discografico, bisogna dire che tale definizione calza piuttosto a pennello per gli Alzhagoth e rende la loro proposta decisamente interessante.
Parlando più nel dettaglio di “Ad Finem”, la base di partenza per la costruzione musicale è indubbiamente in gran parte aderente al death metal, come si diceva, ma non solo: l’extreme metal proposto dalla band ha qualche rimando ad altri generi come il black metal, il thrash metal tecnico ed il metal sinfonico (“Ancient Blood” è un buon esempio di questo connubio). L’album parte subito bene con l’opener “Sermons Of The Blind”, brano incalzante sostenuto qui da un riffing melodico black metal-oriented, con la band che non si risparmia per quanto riguarda gli assoli di chitarra o i passaggi virtuosi di tastiera. Inoltre, qui come in altre canzoni, ad esempio “Resurrection Of The Fallen”, non mancano i momenti progressive (altro retaggio ereditato dagli Algol).
A parte in un paio di brevi passaggi dal tocco epico, il lato ‘pagan’ degli Alzhagoth è percettibile, ma mai in modo troppo evidente: ci sono passaggi in cui lo stile può ricordare vagamente gli Amon Amarth (come su “Herald Of Chaos” o “Grievous Diorama”) o gli Ancient Rites (si ascolti “Sacrifice”). Con il passare dei minuti si capisce che lo stile proposto è assai complesso e, come accennato prima, il death metal fa spesso da base sulla quale si sovrappongono numerosi altri elementi dal black al folk, ma anche dal prog al thrash metal (come su “Ultramonsters”).
È vero, c’è tanta carne al fuoco, però dopo numerosi ascolti si può giungere alla conclusione che la formazione padovana riesce a a chiudere il cerchio e a presentarsi al pubblico in maniera convincente, con un plauso alla produzione, chiara e potente al contempo, di certo professionale: al momento, nel panorama underground nazionale i Nostri rappresentano una particolarità stilistica, oltre che una scommessa.
“Ad Finem” è quindi nel complesso una release stimolante anche se non per tutti i gusti perché, come qualsiasi progetto non ben definito e classificabile, rischia talvolta di non accontentare tutti.
