7.5
- Band: AMALEKIM
- Durata: 00:38:11
- Disponibile dal: 02/05/2025
- Etichetta:
- Avantgarde Music
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Il percorso artistico degli Amalekim prosegue con questo terzo “Shir Hashirim” dopo il buon “Avodah Zarah” del 2023 che aveva un po’ rifondato la band in quanto a sonorità e formazione. Si sente subito la continuità rispetto al predecessore, anche se è quasi subito evidente come la band italo-polacca non si sia artisticamente fermata. Infatti, se la proposta complessiva è la stessa – ovvero black metal furibondo che guarda da un lato a Watain e Dissection e dall’altro il black metal polacco di Mgla e Blaze Of Perdition – si notano accenti diversi nelle composizioni degli Amalekim, in particolare influenze più dissonanti e moderne affini sia al black che ad un certo tipo di death metal liminare.
Attenzione: non è nostra intenzione definire la proposta dei nostri come black/death, anzi, visto che rimaniamo in pieno territorio black metal, moderno ma feroce e impostato quasi sempre su tempi accelerati e blast-beat. Se nei primi certe galoppate sostenute dalla batteria non possono non ricordare l’operato dei Dissection (l’opener “Chant I: Ra’al Zorem” è un buon esempio), nei secondi emerge l’impronta oltranzista dei Mayhem più recenti e ovviamente dei già citati Watain.
Piuttosto, nei momenti di dissonanza qua e là emergono influenze ‘altre’, siano esse inserite nel complesso gioco di riff o in strutture reiterate e corali (pensiamo alla conclusiva “Chant VIII: Mishteh Malkhuti”) che si avvicinano ad un modo di concepire la musica estrema più ampio e non solo limitato al black metal.
“Shir Hashirim” si rivela quindi un disco semplice all’ascolto ma anche strutturalmente complesso se lo si vuole approfondire con ripetuti passaggi ed è questa, in definitiva, la sua forza a lungo termine. Gli arrangiamenti, le finezze sui riff e sulle parti di batteria, la presenza importante del basso che emerge chiaramente nel mixaggio finale e una certa versatiltà vocale.
Elemento di assoluta continuità resta invece il concept biblico, filosofico e in qualche modo erudito che si tiene molto lontano dai soliti cliché, aspetto che abbiamo nuovamente apprezzato.
Cosa non va? Quasi nulla, anche se avremmo preferito prolungati i momenti più legati all’atmosfera (tipo all’inizio di “Chant V: Tanur Nitchi”) e qualche brano meno furibondo e più simile ad alcune parti della conclusiva “Chant VIII: Mishteh Malkhuti”. Gli Amalekim stanno accompagnando la loro crescita musicale con parecchia attività live, quindi il prossimo passo sarà verificare l’efficacia di quanto fatto in studio sui palchi italiani ed europei, visto che siamo di fronte davvero ad una buona realtà che ci auguriamo di veder crescere ancora, magari con un disco appena un po’ più vario.
