6.5
- Band: AMBER TEARS
- Durata: 00:42:10
- Disponibile dal: 15/12/2010
- Etichetta:
- BadMoodMan Music
Ritorno sulle scene per i doomster Amber Tears, formazione russa che ha debuttato nel 2006 con l’esordio “Revelations of Renounced”: le coordinate sonore del nuovo “Key To December” ricordano da vicino il doom classico di formazioni come Candlemass e Solitude Aeturnus, mentre dal punto di vista vocale il più ovvio riferimento rimane il death-doom inglese nato sul finire degli anni Novanta. Sin dall’evocativa introduzione appare chiaro che il combo russo abbia voluto aggiungere un tocco sognante ed epico all’atmosfera solitamente malinconica, autentico marchio di fabbrica del genere: preparatevi a lunghi intermezzi strumentali dove la lentezza dei ritmi viene scandita dalle eteree melodie dirette dalle sei corde del duo Tschukin/Ryliakin e dal tappeto di tastiere imbastito a dare corposità e spessore al suono. Leggermente fuori contesto ma ugualmente apprezzabile l’acustica “Like a Silent Stream”, traccia giocata sul chiaro-scuro creato dalle percussioni e dalle parti narrate interpretate da Anton Bandurin: eccessivamente monocorde per il resto del lavoro il suo cantato, sempre improntato su un growl che non lascia spazio a grosse variazioni nelle rimanenti composizioni. Fortunatamente la qualità media delle composizioni e l’atmosfera racchiusa in ogni singolo episodio bilancia in maniera adeguata la scarsa varietà vocale: non si intravedono spiragli di luce dal trittico composto da “Gray Days Eternity”, “Away from the Sun” e “Gray Hill’s Sadness”, tre composizioni cariche di pathos ed ampi momenti di respiro che spezzano l’andamento solenne impartito dai riff di chitarra. Il lato migliore degli Amber Tears viene a galla quando la band si attiene al lato più classico della propria proposta musicale, mentre fa storcere un po’ il naso l’abuso del comparto tastieristico, talvolta eccessivamente asfissiante, tanto da sommergere letteralmente gli altri strumenti. “Key To December” si rivela un buon sequel e che conferma le qualità compositive del quintetto russo: c’è ancora strada da fare per rendere il tutto più appettibile ma, visti i risultati ottenuti con questo nuovo lavoro, il traguardo non sembra poi così lontano. Consigliato a tutti gli amanti del doom più classico.
