7.0
- Band: AMBUSH
- Durata: 00:40:51
- Disponibile dal: 05/09/2025
- Etichetta:
- Napalm Records
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Grande attesa per il ritorno degli svedesi Ambush, rocciosa compagine classic heavy metal che più ‘ottantiana’ di così non può essere, la quale ha mosso i primi attraverso un paio di demo nel 2013, per poi giungere all’esordio l’anno successivo con il convincente “Firestorm”; la proposta era già cristallina all’epoca, con i Judas Priest eletti come proprie divinità predilette in un ideale pantheon (in alcuni tratti, il cantante e fondatore Oskar Jacobsson risulta proprio il sosia di Rob Halford), con Iron Maiden, Saxon e Accept a seguire a ruota nei vari rimandi/omaggi/copiature malcelate – trovate voi il sostantivo che più vi aggrada, il senso lo avrete colto.
Undici anni più tardi, i Nostri danno alla luce “Evil In All Dimensions”, quarto full-length distante un lustro dall’ultimo “Infidel”, prodotto dall’austriaca Napalm Records.
Col passare degli anni gli Ambush hanno raccolto consensi in tutta Europa, guadagnato credibilità, macinato chilometri e presenziato ad importanti eventi quali il Muskelrock festival in madrepatria, aperture per Enforcer e Cobra Spell, e non dimentichiamoci la partecipazione nel prossimo autunno al Keep It True Rising; tutto ciò nonostante l’imperante spettro dell’emulazione continui ad aleggiare sulle teste del quintetto di Växjö – scotto da pagare comunque volentieri, se alla fine i risultati sono equivalenti a quelli raggiunti in questo quarto capitolo della loro carriera.
Ad aprire il lotto di composizioni qui presenti abbiamo la title-track, non l’episodio più riuscito dell’album ma adatto a mettere sul piatto gli stilemi ricorrenti degli Ambush: heavy anni Ottanta trasferito in un ‘contenitore’ produttivo moderno, pulito ma affilato come i potenti riff dei chitarristi Karl Dotzek e Olof Engqvist e il ritmo marziale delle pelli di Linus Fritzson.
A proposito di marce, la seguente “Maskirovka”, come si evince dal titolo, ha le fattezze di un inno militare sovietico e la cosa funziona anche bene, stona con il contesto però il ritornello cantato in cui Jacobsson vorrebbe essere incisivo come Žukov al comando dell’Armata russa, ma finisce solo per assomigliare al cantante dei The Midnight’s Moskow, autori della comica hit anni 80 “Tovarisc Gorbaciov”.
Passando ai momenti migliori di “Evil In All Dimensions”, sono da citare la cupa cavalcata maideniana “The Night I Took Your Life”, dove si mette finalmente in luce anche il bassista Oskar Andersson, e la conclusiva immanente “Heavy Metal Breathren”, creata su misura per non fare prigionieri in sede live e manifestare un superiore senso di appartenenza all’universo dei ‘defender”.
Da segnalare l’immancabile ‘lento’, qui rappresentato da “I Fear Blood”, composizione che però non scalda i cuori come dovrebbe e potrebbe. Non mancano poi quelle che sono a tutti gli effetti delle copie, ovverosia il finale della fino a quel punto ottima “Iron Sign” che risulta una versione 2x del finale di “Holy Diver” di R.J. Dio, oppure l’attacco delle linee vocali della mediocre (sebbene contornata da un pregevole assolo) “Come Angel Of Night” identico a quello di Dickinson nella magnifica “The Duellists”, per non parlare nuovamente del rischio del cantante di apparire un Rob Halford 2.0 che viene corso troppo a lungo durante “Bending The Steel”, che di per sé rimane una traccia travolgente in senso positivo.
Come si sarà intuito, dunque, gli Ambush hanno sfornato un lavoro che da grande risalto alle qualità tecniche, all’attitudine e alla voglia di rendere omaggio ai tempi gloriosi che furono da parte del combo, ma che a livello compositivo lascia addosso all’ascoltatore la sensazione di essersi un po’ adagiati sugli allori, di aver talvolta seguito alcune strade troppo battute in precedenza.
Detto questo, non si può negare che “Evil In All Dimensions” abbia fatto centro per quello che è il target di riferimento: gli svedesi continuano a proporci il sound della loro passione e dedizione, che è la stessa che anima noi redattori e soprattutto fan, e alla fine possiamo ritenerci soddisfatti di questo quarto sigillo piombatoci addosso come una tempesta che spazza via l’arsura estiva e accoglie il tepore settembrino in dirittura d’arrivo.
