AMBUSH – Infidel

Pubblicato il 17/03/2020 da
voto
6.5
  • Band: AMBUSH
  • Durata: 00:43:05
  • Disponibile dal: 13/03/2020
  • Etichetta: High Roller Records
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Si abbuffa a una tavola imbandita di ogni ben di dio heavy metal il terzo album degli svedesi Ambush. La band fa parte di quella new wave di sonorità ottantiane attecchita nel profondo dello scenario metal scandinavo, ecosistema nel quale spadroneggiano da alcuni anni Enforcer, Armory, Air Raid, Steelwing, solo per citare alcune delle realtà più rinomate. Un discorso musicale che rimesta, cita e ravviva tanto i trascorsi delle formazioni più blasonate, quanto il sottobosco hard rock, heavy ed air metal ormai vecchio di una trentina d’anni (come minimo). Operazione che nell’ultimo quinquennio ha portato alla carica un vasto nugolo di musicisti, su entrambe le sponde dell’Atlantico, con risultati non di rado apprezzabili. Anche se, per quanto ci possa essere una forte aderenza coi dettami spiegati dai vari Judas Priest, Iron Maiden, Accept, Manowar, Helloween, raggiungere le vette dei maestri si dimostra spesso un compito insormontabile.
Nel caso degli Ambush, ci troviamo di fronte a un ottimo manipolo di gregari, cui non difettano tutti gli attributi propri dei gruppi volonterosi, con apprezzabili qualità da mettere in campo, ma in fondo non baciati da talento divino. I cinque – curiosamente, nelle foto promozionali appaiono in sei, inserendo sia il nuovo chitarrista Karl Dotzek che il defezionario Adam Hagelin – maneggiano con sufficiente competenza rimi e melodie, suonando abbastanza anthemici e arrembanti per l’intero arco della tracklist. Una decina di canzoni rappresentanti un piccolo, enciclopedico bigino del metal ‘di una volta’, capaci di far viaggiare con la mente nei meandri delle scuole tedesche, americane, inglesi e nordiche del tempo che fu, senza aderire perfettamente a un singolo stilema. Si amalgamano con sufficiente coesione strappi speed, midtempo ardentemente teutonici, riff taglienti di scuola Priest, assoli avvolgenti, per poi magari indulgere in melodie facili che guardano agli ammiccamenti di Motley Crue e Poison, temprati nell’acciaio. Un gioco di rimandi affrontato con tutta la spontaneità e la genuinità che il genere richiede, supportato da una fantasia in chiave solista niente male e una prestazione canora efficace, seppur incapace di distinguersi per un timbro chissà quanto distintivo.
“Infidel” però stenta a decollare, innanzitutto per un songwriting che azzecca singoli passaggi ad effetto, ma in ultimo risuona piuttosto scolastico: l’impostazione prevedibile e sin troppo ordinata delle singole tracce rende l’ascolto molto omogeneo, impressione rafforzata da una prestazione dietro i tamburi assai incolore. Anche il valore dei singoli riff è relativo, difficilmente affiora la sensazione di ascoltare un pezzo di alta caratura, o perlomeno qualcosa che renda manifesto un tocco tipico degli Ambush. Problematiche che, al terzo album e con ben cinque anni a separare quest’ultimo full-length dal precedente “Desecrator”, non dovrebbero più manifestarsi. Lascia perplessi anche una certa indecisione sul taglio da dare al disco: non è una bordata di pura violenza speed metal, anche se a tratti lo vorrebbe essere, non fa leva su un piglio melodico pronunciato e lavorato di fino, non cavalca nemmeno smaccatamente un incedere epico e altisonante, pure nelle corde della formazione. Insomma, si tira di qua e di là cercando una quadratura cui non si riesce a giungere. Il fatto che non citiamo nemmeno un brano, non è casuale: nulla è disdicevole, come nulla è così esaltante da emergere sul resto. I defender comunque apprezzeranno, anche se i classici del genere, ma anche diverse pubblicazioni contemporanee, restano su un altro pianeta.

TRACKLIST

  1. Infidel
  2. Yperite
  3. Leave Them to Die
  4. Hellbiter
  5. The Summoning
  6. The Demon Within
  7. A Silent Killer
  8. Iron Helm of War
  9. Heart of Stone
  10. Lust for Blood
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