AMEBIX – Sonic Mass

Pubblicato il 28/09/2011 da
voto
6.5
  • Band: AMEBIX
  • Durata: 00:43:30
  • Disponibile dal: 20/09/2011
  • Etichetta: Easy Action Records
  • Distributore: Cargo

Ventitré anni. Aspettiamo ventitré anni e ci tocca rimandare la festa a chissà quando. Una delle band più influenti di tutti tempi è finalmente tornata, ma incredibilmente, quasi un quarto di secolo dopo, sembra essere divenuta uno dei suoi tanti imitatori più che semplicemente (il minimo sindacale) se stessa. “Sonic Mass” non era un appuntamento fondamentale solo per la portata storica di questo ritorno-reunion, ma anche perché rappresentava l’ipotetica riconquista di un trono. Un evento al quale avremmo voluto assistere da spettatori incantati e impotenti e che ci ha invece trasformati in detrattori inaciditi e insofferenti. “Sonic Mass” non è una delusione tanto per la qualità della musica, che non è poi neanche male, ma per gli errori goffi, maldestri e inutili in cui incappa in continuazione. Già il videoclip di “Nights Of The Black Sun” (già che ci siamo, vi diciamo che quello è di gran lunga il pezzo migliore del disco) mostrava tratti stucchevoli e parossistici non immediatamente ovvi ma comunque innegabili, nella riproposizione insistente e forzata, per esempio, della solita cornacchia (oggi digitalizzata tramite CGI, tanto per rimanere al passo coi tempi), del solito immaginario post-apocalittico e goticizzante e di tutto ciò che era la “forma” della visione amebixiana, con la sostanza che ne esce completamente trascurata, abbandonata a sé e rattrappita. Intanto la superstar Roy Mayorga (Nausea e Crisis, per rimanere in tema, ma anche Soulfly e Stone Sour) sembra non aver portato alcun contributo degno di nota a questo nuovo lavoro come tutti invece annunciavano (e i Soulfly e gli Stone Sour dunque si fanno sentire molto di più dei Nausea), ma semmai sembra averne minato la potenzialità con una produzione, a cura dello stesso, che avrebbe giovato certamente per esempio ai sopra citati Soulfly o a qualche altra entità alternative metal moderna senza infamia e senza lode, ma non certo agli inventori del maricissimo e apocalittico crust punk. La produzione di Mayorga ha praticamente condannato il lavoro in partenza affibbiandogli un sound compresso, anonimo, pomposo e ripulito che ha praticamente mandato a farsi benedire tutto lo zozzume, la distruzione e lo schifo sonico che un quarto di secolo fa ha reso leggendari e fottutamente influenti gli Amebix. La sua performance dietro le pelli inoltre è senz’altro quella di un professionista, come in effetti lo stesso è, ma anche sterile e asettica, e non certo quella di musicista che ha interiorizzato un sound e un modo di suonare così unico, particolare e viscerale. Le famose “stecche” di Virus che si sentono su “No Sanctuary” per esempio erano deleterie sotto l’aspetto prettamente tecnico, ma avevano comunque mille volte il carico emotivo del drumming da session man austero e distaccato di Mayorga. Per chiudere il capitolo sound, sentire la chitarra di Stig digitalizzata e piena di overdub fa venire un colpo al cuore. Archiviato il discorso sound, parliamo delle canzoni, e qui si tirano in ballo i fratelli Miller, e si torna al discorso del parossismo cui si accennava in apertura. Le canzoni di “Sonic Mass” fanno gran fatica a decollare e si perdono in uno strano dualismo stilistico in cui da un lato i due fratelli cercano di copiare se stessi, soprattutto i se stessi di “Monolith”, schiaffando cori, tastiere, synth, mantra tibetani, e archi praticamente ovunque, e dall’altro cercano di campar di rendita semplicemente trasponendo il proprio sound nel presente senza sviluppare in alcun modo il loro rivoluzionario verbo sonico che ventitré anni fa fu una vera e propria bufera musicale. Ad esempio, la opener “Days” fa lo stesso giochetto che fece la title track di “Monolith” anni or sono aprendo il disco con un anthem volutamente incompleto sorretto da un’austera marcia di tastiere. Segue la prima canzone vera e propria del disco, che però ripete in loop un riff in crescendo che non esplode mai diventando a sua volta nulla più che un’intro alla terza canzone, come se la mancanza di idee abbia spinto la band a rimandare costantemente un inizio convincente del disco. Le successive “The Messenger” e “God Of The Grain” sembrano arrendersi al decollo del lavoro e optare invece per una sconclusionata formula a metà strada tra industrial, post-punk e sludge metal che i Killing Joke (loro sì che stanno invecchiando bene, invece) portano avanti ormai da anni con successo e che di diritto purtroppo appartiene a loro, e che in questa sede dunque stupisce ben poco e sa anche di derivativo. La doppietta “Sonic Mass Pt.1 & 2” rispolvera il desiderio dei fratelli Miller di riamnere epici a tutti i costi (proprio questo spasmodico desiderio di dilatazione costante sembra essere la causa principale del senso di sfilacciamento generale del disco) e ci rifila prima una ballatona acustica darkeggiante e gradevole, ma gli aggettivi finiscono qua, e poi un assalto post-punk/sludge inspirato che si impantana di nuovo nelle sabbie mobili dei Killing Joke in un nuovo nulla di fatto. La doppietta finale rappresenta il colpo di reni e di orgoglio di una band che sembra avere comunque ancora tanto da dire e che a finire nella banalità non ci pensa proprio. La penultima “The One” è forse l’unico momento in cui si può tirar fuori il nome “Arise!” senza paura, e il suo incedere marziale e apocalittico ricorda da lontano “Axeman”. Momento di pura nostaglia che non troverà però mai sfogo reale. Chiude il singolone “Knights Of The Black Sun”, senz’altro il pezzo più ispirato del disco ma anche rappresentativo del momento che stanno vivendo ora gli Amebix, persi a metà strada tra un passato glorioso, oscuro e leggendario, e un futuro incerto e sfocato ma seducente e intrigante nel quale la band sta cercando di far splendere luci nuove e soluzioni più melodiche, epiche e “pulite”. La festa dunque è per ora rimandata (e qua le mani si giungono in silenziosa ma veemente preghiera), ma nel bene e nel male gli Amebix sono di nuovo tra noi, e questo già di per sé è un risultato insperato. Con “Sonic Mass” potrete sentire gli Amebix riscaldare i motori, in vista, si spera, di un nuovo e vero e proprio inizio. Indipendentemente dalla qualità della nuova musica infine, il bentornato a questa leggendaria e influentissima band lo si porge comunque senza se e senza ma.

TRACKLIST

  1. Days
  2. Shield Wall
  3. The Messenger
  4. God Of The Grain
  5. Visitation
  6. Sonic Mass Part 1
  7. Sonic Mass Part 2
  8. Here Come The Wolf
  9. The One
  10. Knights Of The Black Sun
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