8.0
- Band: AMESTIGON
- Durata: 00:58:15
- Disponibile dal: 28/05/2015
- Etichetta:
- World Terror Committee
Difficile parlare di semplice black metal per questo “Thier”, secondo capitolo sulla lunga distanza degli austriaci Amestigon, a cinque anni da “Sun Of All Suns”. La loro storia a dire il vero affonda negli Anni ’90, ma per un motivo o per l’altro le pubblicazioni sono state, fino al suddetto album d’esordio, brevi e frammentarie (due demo, due split e due EP spalmati in quindici anni), relegate a un circuito iper-underground. La line-up consta di almeno un elemento ‘di grido’, ovvero il singer Silenius, conosciuto nell’ambiente per essere e una delle due architravi dei musicanti in senso black metal del mondo Tolkieniano: stiamo parlando naturalmente dei Summoning. Proprio la corposa produzione di costoro deve aver contribuito a rallentare i lavori degli Amestigon ma, a conti fatti, ciò non è stato per forza un male, perché ha consentito alla band di raggiungere con calma una sua spiccata identità e di avere ora ben pochi debiti con chicchessia. Quattro tracce soltanto per “Thier”, per una durata considerevole – cinquantotto minuti – e un intero mondo sonoro in cui perdersi, languire, essere scaraventati brutalmente e infine innalzati ad un nuovo, appagante, stato cognitivo. L’apparato strumentale vede lavorare in perfetta sinergia chitarre e tastiere, le sei corde diffondono un’atmosfera sacrale prorompendo in riff doom bombati, puliti e con un afflato epico degno dei Candlemass di “Nightfall” ed “Ancient Dreams”; ad essi si combinano appunto keyboards modulate secondo opulente partiture memori del symphonic black metal novantiano, graziate nelle parti lente e avvolgenti da cori baritonali di grande forza espressiva, invocanti reami tenebrosi secondo una sensibilità se non romantica, almeno non necessariamente schiacciante e torbida. La sorpresa è quella di non avere a che fare con un disco altamente maligno, contorto, liturgico nel senso perverso oggi molto in voga nell’underground death/black metal. Piuttosto, una ben calibrata pulsione sperimentale e la fusione di avantgarde, doom nordico e black metal melodico disegnano uno stile poliedrico e poco artefatto, privo di punti di riferimento chiari, in ultima analisi arioso e voluminoso, ma privo di sadismo. L’attrazione alla dilatazione e alla consequenzialità naturale dei diversi movimenti permea i singoli capitoli di “Thier”, con gli strappi più veementi dislocati nei primi minuti e la voce asprissima di Silenius a scartavetrare le orecchie; poi si diffondono ampie marce di densissimo metallo oscuro, il basso si intrufola negli interstizi lasciati liberi dalle chitarre e si guadagna attimi di protagonismo, mentre cadenze ambient fanno evaporare l’energia e spingono alla contemplazione. Nonostante la durata dei singoli episodi, il secondo album firmato dagli Amestigon risulta compatto e assimilabile in tempi relativamente ridotti e l’unico segno di vera ‘ostilità’ – giudizio, il nostro, da tarare su una proposta non così canonica e easy listening – è rappresentato dalla diluita coda strumentale della terza traccia “Thier”. Estremismo musicale/concettuale, pulizia esecutiva, esplorazione sonora scevra di scempiaggini intellettualoidi, attenzione ai dettagli collimano in un capitolo discografico di alto profilo, un’ulteriore perla nel catalogo della World Terror Committee, maestra nello scovare e promuovere realtà ‘di confine’ all’interno del black metal. Da seguire.
