7.0
- Band: AMPUTATED
- Durata: 00:33:58
- Disponibile dal: 14/01/2014
- Etichetta:
- Sevared Records
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Lo stile degli Amputated non è uscito indenne dallo stravolgimento di lineup avvenuto nel 2012, che ha visto entrare in formazione un nuovo frontman, un nuovo chitarrista e un nuovo bassista, con i soli Daryl Barrett-Cross (chitarra) e Gareth Arlett (batteria) a mantenere intatto il legame con gli esordi dei primissimi anni 2000. Se infatti una volta i death metaller britannici potevano essere annoverati fra i principali esponenti della corrente slam, oggi è probabilmente più corretto parlare di “semplice” death metal di matrice statunitense, visto che la proposta dei ragazzi si è velocizzata e ripulita non di poco dai tempi di “Wading Through Rancid Offal”. Senza dubbio la passione per certe cadenze pachidermiche in odore di Devourment è rimasta – vedi ad esempio il riff portante della title track di questo “Dissect, Molest, Ingest” – ma gli Amputated attuali si fanno ricordare anche, e a tratti soprattutto, per un rivisitazione pregna di compattezza e mestiere dei cari vecchi Cannibal Corpse. In particolare, sembra che il quintetto sia andato a pescare dagli ultimi album con Barnes e dai primi con Fisher – quelli insomma di metà anni Novanta – per infarcire di nuovi spunti la sua tipica proposta. Il riffing è più vario, i brani generalmente più spediti e le linee vocali del nuovo arrivato Mark Gleed sono meno gorgoglianti e grottesche rispetto a quelle del suo predecessore, Morbid Mark. Anche la produzione, inoltre, presenta suoni più dinamici e puliti rispetto al passato, cosa che mette in luce un complessivo innalzamento del livello tecnico in seno al gruppo e che sottolinea ulteriormente questa per certi versi inedita vivacità nel songwriting. Senza dubbio, non siamo davanti a nulla di sconvolgente in termini di originalità ed estro creativo, ma è altrettanto vero che, a fronte di pezzi come “Gorging on Putrid Discharge (Septic Felch, Wretched Belch)” o “Infanticidal Dysmorphia”, “Dissect…” è un disco che rimane nel lettore ben più di quanto si potesse preventivare inizialmente. Quel che si dice un come-back convincente.
