AN AUTUMN FOR CRIPPLED CHILDREN – The Light Of September

Pubblicato il 28/09/2018 da
voto
7.5

Un altro suggestivo viaggio indietro nel tempo, quello di An Autumn For Crippled Children, nei meandri post punk, shoegaze e dream pop più oscuri e meno danzerecci dei ricchi decenni ’80 e ’90, felicemente inseriti in un contesto metal e attualizzati alla modernità dei nostri giorni dai ragazzi olandesi. Ci siamo occupati più volte di questo progetto originario dei Paesi Bassi, sin dagli esordi abile nel miscelare sapientemente tastiere variopinte, chitarre saturissime, giri di basso ossessivi e implacabili, uniti a una voce urlata e lancinante da black metaller esasperato. Se certi episodi dei primi album erano più minimalisti nella loro mesta visione e se davanti al precedente full-length “Eternal” avevamo avuto il sentore che la band fosse un po’ stanca, su “The Light Of September” si segnalano nuovamente brani avvincenti, che regalano tessiture complesse ed emozionanti assieme ad un gradito tocco di orecchiabilità, tanto da superare di gran lunga la suddetta ultima prova sulla lunga distanza. Come dei Deafheaven più underground o degli Amesoeurs maggiormente incisivi, il gruppo confeziona un album malinconico di grande fascinazione, dove voci come lame taglienti lacerano le trame dei tappeti di synth, ma anche dove, di contro, i muri di chitarre crollano puntualmente per fare spazio a degli arpeggi soavi e dolciastri. Uno dei marchi di fabbrica del songwriting della band è il buon ordine con cui le trame vengono allestite: i pezzi si assestano sempre su una durata piuttosto contenuta e, al di là di certo rumorismo, svelano sempre una “canzone” coerente e orecchiabile, come molti dei maestri insegnano da sempre. Tutto sommato, non si può dire che ogni brano introduca ad un climax autonomo, in quanto a richiami e atmosfere: una certa ripetitività di fondo è da mettere in conto, tuttavia con questo “The Light…” gli An Autumn For Crippled Children hanno ritrovato buona parte di quella ispirazione che aveva baciato le loro prime uscite. Ci si fa cullare dagli arpeggi della clamorosa “New Hope”, ma senz’altro non si arriva alla ritmata “The Golden Years”, posta in conclusione, con nausea da troppa malinconia. L’ascolto trasmette l’idea di un disco fatto con l’anima, non certo di un’opera di routine, come succede a molti artisti dopo il quarto o il quinto album. Siamo insomma al cospetto di un progetto che ha ancora qualcosa da dire e che, a fronte di un curriculum di questa portata, meriterebbe probabilmente maggiore visibilità nel cosiddetto panorama “blackgaze”.

TRACKLIST

  1. The Light of September
  2. New Hope
  3. Hiding in the Dark
  4. Lovelorn
  5. Fragility
  6. The Silence Inside
  7. A New Day Has Come
  8. Still Dreaming
  9. The Golden Years
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