AN AUTUMN FOR CRIPPLED CHILDREN – The Long Goodbye

Pubblicato il 12/02/2015 da
voto
7.0

Forti di una continuità invidiabile, gli An Autumn For Crippled Children sono ormai giunti alla quinta prova sulla lunga distanza. Se gli album degli esordi avevano rappresentato un perfetto connubio di black metal e tentazioni wave, da qualche tempo a questa parte il gruppo si è stabilito saldamente sulle rive meno burrascose del post-punk e dello shoegaze, senza dimenticarsi di bussare di tanto in tanto alla porta del post rock, adagiandosi perfettamente in ambientazioni tornate di moda in questi ultimi anni. Non stupisce quindi il confezionamento sempre più fine delle tracce contenute nel nuovo “The Long Goodbye”, opera che pare riprendere le caratteristiche base del precedente “Try Not to Destroy Everything You Love” e rielaborarle in una chiave ancora più soffusa. Chitarre, synth e drum machine vengono ora mescolate insieme in una marea sonora che ricorda sempre di più le profondità e le tipiche produzioni shoegaze dei primi anni Novanta, mentre il solo punto di contatto con il background metal è di nuovo rappresentato dal bruciante latrato di MXM. Il pathos di queste composizioni, che a dispetto dell’apparente omogeneità richiedono ripetuti e attenti ascolti, non può che conquistare tutti coloro che amano la musica malinconica ma inquieta, spoglia ma avvolgente. Lo screaming può turbare, ma le digressioni strumentali, preziose e delicate nel concedere serenità dopo gli interventi vocali, si muovono in territori che lambiscono persino il dream pop. Tutto è cesellato con grazia sopraffina, tutto si compenetra di un puro lirismo, cauto nonostante il mood a tratti decisamente tragico. Pochissimi i brani veramente animati a livello ritmico: gli An Autumn For Crippled Children hanno perso la loro vena irruente ormai da tre album e ora preferiscono imbastire trame dove minimalismo dark wave e onde shoegaze alla My Bloody Valentine vengono disturbate da alcune frequenze rumorose. Forse il mirabile equilibrio di dischi come “Everything” e “Only the Ocean Knows” non tornerà mai più, tuttavia gli olandesi continuano a toccare le corde giuste e a proporre lavori di rara vitalità. Chi li ha sempre seguiti difficilmente smetterà ora.

TRACKLIST

  1. The Long Goodbye
  2. Converging Towards the Light
  3. A New Form of Stillnes
  4. Only Skin
  5. When Night Leaves Again
  6. She's Drawning Mountains
  7. Endless Skies
  8. Gleam
  9. The Sleep of Rust
4 commenti
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