AN ISOLATED MIND – I’m Losing Myself

Pubblicato il 04/09/2019 da
voto
7.5
  • Band: AN ISOLATED MIND
  • Durata: 00:56:34
  • Disponibile dal: 05/07/2019
  • Etichetta: I Voidhanger Records
  • Distributore:

“I’m Losing Myself” è un racconto figlio della sofferenza e della confusione. Un malessere intrinsecamente mentale, quello dell’unico protagonista del progetto, Kameron Bogges, che in un giorno non tanto felice si è visto diagnosticare un disturbo bipolare. Al quale è pure seguito il ricovero di una settimana in un ospedale psichiatrico. Nell’anno successivo a questo trauma, Kameron, per citare le sue parole, ha calpestato “la linea sottile fra delusione psicotica ed epifania spirituale, in preda ai dubbi e in costante ricostruzione della propria psiche, per adattarla alla nuova realtà”. Musicalmente, questo disagio e questa faticosa risalita sono sfociati in “I’m Losing Myself”, racconto multidimensionale di questo viaggio periglioso dentro di sè, già scritto e riscritto più volte prima della diagnosi dei disturbi mentali, e che dopo tale accadimento ha subito l’ennesima rivisitazione, fino alla versione definitiva.
Il turbinio fuori controllo di pensieri ed emozioni nella mente del protagonista si riflette direttamente nei contenuti dell’opera, dandole il carattere sperimentale, imbizzarrito, coloratissimo che pure la splendida copertina va a suggerire. An Isolated Mind è un progetto che parte dalle frange più eccentriche dell’avant-garde death e black metal, preferibilmente di ceppo nordamericano, e le filtra di accostamenti versatili e privi di riferimenti chiari. All’interno di un disco che ha nella dispersività una voce fondamentale del suo fascino, ciò che stuzzica l’attenzione è il viaggiare parallelo di partiture estreme tecniche ed elaborate, veementi e in ultimo relativamente dirette, e un campionario di synth tra il psichedelico e il sinfonico. Se le chitarre possono prendere una piega psicotica nelle fasi più ansiogene, pur rivestite di coloriture sgargianti rare in tali ambiti, le tastiere e addirittura alcune incursioni di strumenti a fiato (perfino un isolato clarinetto) vi si accostano secondo inclinazioni alla gentilezza e alla serenità. Non vi sono sovrapposizioni, piuttosto un toccarsi, un aderirsi che tiene ben distinti i suoni degli uni e degli altri strumenti.
L’incedere è disconnesso e frammentario, mai gratuitamente caotico, grazie a una produzione attenta a sottolineare le armonie esotiche in costante affioramento. Durezza claustrofobica e voglia d’evasione si avvicendano, si servono delle ‘armi’ più disparate per farsi manifeste, usufruendo sia di elementi abbastanza canonici – un drumming camaleontico e non avaro di sprazzi di autentico vigore – che di tocchi istrionici. Le pacate effusioni di prog settantiano di una “Turritopsis Dohrnii”, fra pianoforte, fiati, increspature drone, una melodia che può farsi avvolgente e adescante ad umori felici, evidenziano la grana fine del lavoro, l’attenta cura per il dettaglio e l’assenza di soluzioni messe lì solo per stupire e gridare al mondo la propria unicità. Possono disorientare le due tracce di ambient sinfonico in chiusura, che da sole occupano quasi metà disco, ma in ultimo risultano funzionali ad esprimere il dissidio interiore di Bogges. “I’m Losing Myself” è il classico disco che ai primi ascolti potrebbe sembrare un guazzabuglio di cose interessanti e stranezze fini a se stesse, mentre se passato al setaccio attentamente acquista di significato, configurandosi infine come un prodotto valido e di buona longevità. Per chi ama gli eclettismi, quando servono a esprimere concetti profondi e articolati.

TRACKLIST

  1. We Are Fragile Vibrations
  2. Afraid Of Dissonance
  3. Eternity In A Minute
  4. Turritopsis Dohrnii
  5. Pathologized Existence
  6. I'm Losing Myself
  7. I've Lost Myself
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