7.0
- Band: ANACHITIS
- Durata: 00:39:11
- Disponibile dal: 06/11/2020
- Etichetta:
- Avantgarde Music
- Distributore: Audioglobe
Un anno funesto come questo 2020 deve aver ispirato profondamente James Sloan, musicista americano che esordisce in questi mesi con ben tre nuovi progetti (tra cui appunto gli Anachitis) tutti collegati a diverse sfaccettature del black metal, senza considerare la rumorosa uscita a nome “Djinn” con gli Uada, band principale di Sloan nel quale milita e compone sin dagli esordi. A differenza delle trame ariose e delle melodie sontuose sperimentate con la sua main band, egli cerca in “The Sorcerer’s Sorrow” di esplorare un versante del black più intimo e sofferente, legato alla tradizione depressive degli anni Novanta ed adeguatamente ammodernato secondo alcune accortezze più recenti, in grado di svecchiare da subito le generalità di un progetto che avrebbe altrimenti rischiato di puzzare di vecchio sin dalle sue premesse. Lo stile statico e meditativo del riffing ad esempio, così come l’utilizzo di un tocco elettronico minimale ed altamente evocativo, evidenzia senza ombra di dubbio la matrice burzumiana nell’intenzione e nella concezione generale di questo album, accompagnato però da un indefinito sentimento di inadeguatezza più moderna, urbana: questa ricorda da vicino i malumori esistenziali di gente come i Deafheaven e trasporta in un tempo assolutamente contemporaneo l’ansia stringente che si innalza da queste canzoni. Anche i freddi testi di disperazione e la voce, modulata al caso secondo stili ora più evocativi ora più lancinanti, rimangono uno strumento secondario sullo sfondo, mai troppo in evidenza, pensati piuttosto per creare un background narrativo solamente in alcuni momenti del percorso. “The Sorcerer’s Sorrow” va inteso come un viaggio di ricerca, effettivamente riscontrabile in un andamento musicale costante ma capace di farsi più teso ed imprevedibile in almeno un paio di canzoni, dove vengono generate una serie di soluzioni differenti, sia oscure che nostalgiche, che tingono di tinte ambivalenti la tela nera che fa da sfondo a tutto il resto. In questo senso, grande merito va reso alla chiara visione d’insieme mostrata da questo artista che riesce ad esprimersi seguendo una radice grezza, piuttosto genuina nella sua reverenza al genere, evolvendola poi secondo delle capacità melodiche ed atmosferiche più personali ma non eccessive, con un perfetto senso della misura. La musica contenuta in “The Sorcerer’s Sorrow” vuole insomma mettere in mostra senza riserve il lato più emotivo e pessimistico di uno strumentista appassionato, creativo ed altamente prolifico, pronto a mostrare le sue cicatrici e diffondere la sua inquietudine con trasporto e competenza.
