5.5
- Band: ANACONDAS
- Durata: 00:38:14
- Disponibile dal: 15/04/2013
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Inglesi, gli Anacondas suonano una versione (parecchio) soft di ciò che può essere additato come sludge/stoner, sulla falsariga di quanto proposto da gente come i Baroness, benché in questo caso l’incisività sia sensibilmente minore. Per tutto “Sub Contra Blues” è percepibile una certa velleità d’ammiccamento nei confronti dell’ascoltatore, ma l’effetto che ne sorte è duplice: se da un lato si viene a creare una sinergia tra riff tutto sommato trainanti e songwriting diretto così che, sotto la guida di un approccio vocale amichevole, sarà possibile ascoltare pezzi decenti come “Cold Blooded, Warm Hearted” e “Simianimal” (che però si perde sul finire), dall’altro si eccede nel “ruffianesimo” e si confezionano nenie da sentimenti a buon mercato, piuttosto noiose, apparentemente protette dall’egida di strutture faciline e melodie non tanto ricercate quanto di facile presa; la prima traccia può essere presa come esempio diretto. Considerate pure che, a prescindere dal frangente più o meno buono da cui li potete pescare, spesso i pezzi del disco finiscono per citare troppo fedelmente altre band (come “River”, col suo riff da Crowbar “mediani”; come “High Horse”, una versione più composta dei Black Label Society; come “The Witches”, che fa un po’ troppo il verso ai ritornelli dei Baroness) e potrete capire come questo lavoro soffra anche un deciso grado di derivazione: non è difficile annoiarsi ascoltandolo, specie dopo che gli Anacondas hanno deciso chiuderlo con una ruffianata di durata superiore agli otto minuti. Crediamo sia saggio passare oltre.
