ANASARCA – Achlys

Pubblicato il 01/04/2026 da
voto
7.0
  • Band: ANASARCA
  • Durata: 00:40:04
  • Disponibile dal: 03/04/2026
  • Etichetta:
  • Selfmadegod Records

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Nome sconosciuto ai più, ma magari non a chi nei tardi anni Novanta setacciava con pazienza l’underground europeo, i tedeschi Anasarca tornano oggi con “Achlys”, quinto full-length di una carriera sviluppatasi sempre lontano dai riflettori. All’epoca degli esordi, la formazione sassone aveva attirato l’attenzione di qualche cultore grazie a lavori come “Godmachine” e “Moribund”, dischi capaci di rielaborare certe intuizioni melodiche e degli intrecci accostabili ai primissimi At The Gates, inserendoli però in un contesto più intenso e aggressivo, di chiara matrice statunitense. Il risultato non era distante da quanto fatto, più o meno in quegli stessi anni, da realtà di culto come Excruciate o Anata.

Dopo qualche anno di pausa, gli Anasarca riemergono ora con una line-up in cui resta il solo Michael Dormann, voce e chitarra, come membro originale. Il tempo trascorso si avverte, ma non sotto forma di stravolgimento: album dopo album, la proposta si è fatta più ordinata nelle strutture, meno irruenta rispetto agli inizi, pur mantenendo salde le fonti d’ispirazione. Anche in “Achlys” le chitarre risultano infatti cariche di melodia, mentre la sezione ritmica insiste su un incedere serrato e dirompente, quasi a voler ribadire un estremismo death metal che non è mai stato messo in discussione.

In questa nuova opera, tuttavia, la vena melodica si fa particolarmente evidente, tanto da sembrare modellata direttamente su temi di musica classica. Non ci sono orpelli sinfonici invadenti, ma certe costruzioni armoniche richiamano un immaginario che, a tratti, può ricordare anche quello evocato dai primi Fleshgod Apocalypse, quando le tastiere non avevano ancora sottratto centralità alle chitarre. Gli Anasarca restano comunque ancorati a un impianto chitarristico deciso, in cui le linee melodiche convivono con riff serrati e cambi di ritmo anche particolarmente frenetici.

Anche la produzione si è adeguata ai tempi: il suono è più moderno rispetto agli esordi, ma non eccessivamente compresso. Le chitarre occupano il centro della scena, mentre il resto trova uno spazio definito in modo naturale, contribuendo a un impatto complessivo potente ma leggibile. È un equilibrio che valorizza quella natura ‘ibrida’ che ancora oggi distingue la band, almeno in parte, nel vasto panorama death metal. Armoniosi ma non levigati, agili nel riffing ma capaci di accelerazioni notevolmente intense, gli Anasarca possono essere visti anche come una forma di melodic death metal particolarmente mordace, in cui la melodia non attenua l’aggressività ma la incanala. Oggi un altro paragone plausibile potrebbe essere quello con gli Abysmal Dawn, per l’abbinamento fra precisione strutturale e impeto.

La tracklist mantiene un mood molto coerente da traccia a traccia, qualità che garantisce compattezza ma che, alla lunga, può dare una sensazione di eccessiva uniformità. Presi singolarmente, però, molti brani risultano ben costruiti e incisivi, con “Basket of Burdens”, “In Memoriam” e “Pain Remains” a svettare per efficacia e capacità di sintetizzare al meglio le coordinate di un disco che non cambia le carte in tavola, ma che comunque conferma con coerenza l’identità di una realtà che, pur restando nell’ombra, continua a presidiare con convinzione il proprio angolo di death metal europeo.

TRACKLIST

  1. Beyond the Passing (Intro)
  2. My Reality
  3. Achlys
  4. Basket of Burdens
  5. In Memoriam
  6. Pain Remains
  7. Broken
  8. He is Dead
  9. Wish You Were Here
  10. How Can They
  11. I Feel
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