8.0
- Band: ANATA
- Durata: 00:44:51
- Disponibile dal: 19/01/2004
- Etichetta:
- Earache
- Distributore: Self
Dobbiamo ammettere che eravamo abbastanza impazienti di ascoltare un nuovo lavoro degli Anata, una delle band che consideriamo tra le più promettenti del panorama svedese. Con due album come “The Infernal Dephts Of Hatred” e “Dreams Of Death And Dismay” si erano fatti segnalare come un combo fremente di andare oltre i cliché del melodic death, infarcendo la loro proposta – che comunque molto doveva a quel tipo di sonorità – di melodie dissonanti e riff di stampo statunitense. Il risultato era sempre stato buono, ma mai quanto in questa occasione. “Under A Stone With No Inscription” è senz’altro il miglior album che gli Anata abbiano mai composto: sin dalle iniziali “Shackled To Guilt” e “A Problem Yet To Be Solved”, passando per “Sewerages Of The Mind” o “Under The Debris” sino ad arrivare ad “Any Kind Of Magic Or Miracle”, si ha a che fare con composizioni dalla qualità elevatissima. Veri e propri vortici di potenza, tecnica e melodia tra il malinconico e lo straniante. Curioso come il gruppo, partendo da basi death metal tutto sommato tradizionali, sia riuscito a trovare questa nicchia sostanzialmente a metà strada fra tradizione svedese e derive sperimentali di scuola Gorguts. Conny Pettersson, con il suo drumming ultra tecnico e fantasioso, detta legge per tutta la durata dell’album, sostenendo in modo esemplare le sempre più esaltanti trame chitarristiche della coppia Schälin/Allenmark, questa volta equamente divise tra riff contorti ed aggressivi, arpeggi, accenni “post” (!) e melodie bellissime (la succitata “A Problem Yet To Be Solved”, insieme al brano di chiusura, esemplifica al meglio tutto ciò). Ascoltando l’album si ha proprio la sensazione di trovarsi al cospetto di una band oggi matura, con le idee chiare in mente e dotata di una creatività straordinaria. Di sicuro si può fare ancora di meglio, ma al momento di gruppi provenienti dalla Svezia che possano vantare tali capacità ce ne sono davvero pochi… la Earache questo lo ha colto subito e ha fatto cosa buona e giusta mettendoli sotto contratto. Ora tocca a voi concedere loro la fiducia che si meritano. Bravi Anata, continuate così!
