ANATHEMA – Alternative 4

Pubblicato il 11/01/2012 da
voto
9.5
  • Band: ANATHEMA
  • Durata: 00:44:57
  • Disponibile dal: 11/08/1998
  • Etichetta: Peaceville
  • Distributore: Venus

“Siamo solo un attimo nel fluire del Tempo,
un batter d’occhi,
un sogno per i ciechi,
visioni di un cervello morente…”

Il disco spartiacque della carriera degli Anathema. Se si vuole capire e comprendere appieno l’evoluzione stilistica della band inglese, pensiamo forse convenga partire proprio da questo capolavoro, “Alternative 4”, rilasciato nel 1998 per Peaceville Records ed appena quarto full-length della formazione di Liverpool, sebbene all’epoca quest’ultima potesse vantare già una discografia folta, fondamentale e seminale. Se si guarda indietro, nel passato, si scorge la nascita di una scena cardine per lo sviluppo del doom-gothic-death metal, quella britannica, le cui atmosfere sono impresse a fuoco anche nella release ultra-sperimentale in questione; mentre, se ci si lancia in avanti nel futuro, ecco il coraggio progressivo e psichedelico di un combo che proprio in “Alternative 4” definisce con certezza la volontà di staccarsi dai cliché metallici. Eppure… eppure questo platter rappresenta anche un’una tantum nella storia degli Anathema, in quanto, dopo aver composto buona parte del materiale ivi inciso, il bassista e pianista Duncan Patterson decise di allontanarsi dal gruppo, sancendo così la fine di un ciclo durato ben otto anni. Un lavoro che quindi si pone trasversalmente lungo la carriera dei ragazzi inglesi: lo si può estrapolare facilmente in solitudine, ma senza di esso non si riuscirebbero a collegare con solidità le due anime del gruppo, quella doom-death metal e quella atmospheric rock.
Dieci tracce, numero pieno, circolare, perfetto: sei composte da Patterson, tre da Daniel Cavanagh e una da Vincent Cavanagh, con il nuovo (e di passaggio) batterista Shaun Steels a completare una line-up vagamente instabile. Se in “Eternity”, il lavoro precedente, la componente pinkfloydiana era stata prevaricante, in “Alternative 4” gli Anathema usano come non mai le tastiere e il pianoforte, costruendovi sopra le strutture di praticamente tutte le canzoni, nonostante il pezzo più famoso e noto della tracklist, “Fragile Dreams”, abbia le sue fondamenta su un’andatura vivace condotta da un giro melodico di chitarra altamente orecchiabile. L’episodio appena citato è tutt’ora uno degli apici della setlist della band, ma siamo altresì convinti che le vere gemme di questo disco siano posizionate altrove. In apertura, ad esempio, dove in poco più di un minuto e mezzo “Shroud Of False” approccia musicalmente e liricamente la futilità e la vacuità dell’Essere Umano di fronte all’immensità del Tempo: per chi scrive, uno dei brani più intensi ed emozionali mai ascoltati, impossibile non fermarsi un attimo a rifletterci sopra. Oppure, poco più avanti, ecco partire “Empty”, qualcosa di fintamente allegro e contaminato che ribalta completamente il mood solito del gruppo, proiettandolo in deliri domenicali da post-sbronza ed emicranie assordanti. Che dire poi di “Lost Control” e “Regret”? Due pezzi che si somigliano abbastanza, immersi in un rock progressivo e all’avanguardia che non disdegna di commuovere e graffiare nel profondo attraverso linee vocali drammatiche e teatrali, punteggiature di pianoforte, esplosioni doomish improvvise e toccanti assoli di violino – qui suonato dall’ospite George Ricci. La title-track invece merita un discorso a parte, in quanto non emerge subito dalla tracklist, anzi ne rimane compressa in mezzo… però si tratta invece della canzone più sperimentale ed oscura del lotto, dall’andamento ondeggiante e cupamente d’attesa, quasi a preannunciare la Fine del Mondo, come del resto celebrano le sue liriche.
“Alternative 4” è dunque un disco dal valore univoco, bellissimo e importante sia se visto come quarto disco degli Anathema, sia se visto semplicemente come insieme di canzoni a sé stante. Chiaro, un animo capace di interpretare emozioni e sensazioni che la musica è in grado di dare, al di là del semplice suono di uno strumento o al di là di definite sequenze di note, avrà più possibilità di penetrare in un lavoro per certi versi difficile come questo. E, di conseguenza, percepirne la grandiosa bellezza ed il tremendo dolore che da esso si propaga…

“…Spero voi non riusciate a capire”.

 

TRACKLIST

  1. Shroud Of False
  2. Fragile Dreams
  3. Empty
  4. Lost Control
  5. Re-connect
  6. Inner Silence
  7. Alternative 4
  8. Regret
  9. Feel
  10. Destiny
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