ANCESTORS – Invisible White

Pubblicato il 26/07/2011 da
voto
6.0
  • Band: ANCESTORS
  • Durata: 00:29:09
  • Disponibile dal: 21/06/2011
  • Etichetta:
  • Tee Pee
  • Distributore: Goodfellas

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Cambio di line-up e momento di riflessione per una delle band heavy-prog più in vista degli utlimi sei-sette anni, con già all’attivo due full-length di massimo livello come “Of Sound Mind” e “Neptune With Fire”. Perso per strada Chico Foley – uno dei fondatori e maggiori promotori della spinta “post” dei nostri – gli Ancestors si raccolgono attorno al torpore della loro fiamma primordiale (ovvero lo space rock dei seventies e il prog psichedelico di scuola Pink Floyd periodo Barrett) per raccogliere nuove forze, riflettere sulla propria identità, ed interrogarsi sul proprio futuro. Da questo “cerimoniale” intimistico è nato questo EP molto lungo, o full-length brevissimo (guardatelo come vi pare, ma parliamo di neanche mezz’ora di musica) chiamato “Invisible White” che la Tee Pee sta promuovendo come “il nuovo inizio” degli Ancestors. Sarà quel che sarà, ma descrivere questo lavoro senza riferimenti ai primi due fantastici lavori sarebbe una cosa insensata e paracula, che non trova alcuna giustificazione. La verità è che con questo terzo capitolo, gli Ancestors si sono trasformati nello scheletro di se stessi, ovvero in una band pysch-rock, old school che più old school non si può, svuotatasi completamente dei suoi muscoli metallici e modernistici che le davano una maestosità e un potenza che difficilmente trovava eguali nel sottobosco heavy-psych attuale. Sparito il doom, sparito lo sludge metal, e sparito il post-rock, del sound monolitico e spaziale dei nostri, dominante fino al capitolo precedente, rimangono solo le scorie, che vanno poi a plasmare  le tre semplici e innocue cavalcate psichedeliche che compongono l’album e che sembrano essere uscite direttamente dal cassonetto della spazzatura sul retro dello studio di registrazioone dei Pink Floyd nel 1969. In un lavoro di ventinove minuti diviso in tre tracce, se oltre dieci  di questi vengono spesi tra violini organi e cori femminili, per quanto il tutto sia gradevole,  vuol dire che la band o ha sbagliato qualche calcolo oppure si è proprio ritirata volutamente in un semi-torpore creativo che stupisce poco e colpisce ancora meno. Il resto del lavoro alza un tantino il tiro qua e là e fa guaire di più le chitarre (sempre con il freno a mano tirato però), ma giunti alla fine dell’album ci accorgiamo che per quanto il tutto sia certamente molto ben tessuto ed eseguito, abbiamo assistito per mezz’ora nè più e nè meno ad un copia-incolla di Jethro Tull e Pink Floyd. Il finale di “Epilogue” per la verità fa paura con la sua dilatazione lisergica enorme che sembra chiudere ogni spazio con assoli di chitarra e linee di organni intelligentissime e preziose, ed è forse il miglior momento psych- revivalista che sentirete da una band contemporanea in tutto l’anno, e che è senza indugi il miglior momento del disco. Nonostante questo colpo di coda da maestri, il resto del lavoro è del tutto innoquo, chiuso in se e completamente autorefernziale, ragion per cui  rivogliamo di nuovo gli Ancestors con gli amplificatori ridotti ad un cumulo di cenere fumante quanto prima.

TRACKLIST

  1. Invisible White
  2. Dust
  3. Epilogue
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