6.0
- Band: ANGEL BLAKE
- Durata: 00:46:31
- Disponibile dal: 26/05/2008
- Etichetta:
- Dynamic Arts Records
- Distributore: Masterpiece
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E’ vero che molti indizi non fanno una prova, ma mettendoli insieme viene perlomeno il dubbio che gli Angel Blake ormai non siano più una priorità per il buon Marko Tervonen. Andiamo con ordine: dopo che il primo album, sulla scia del successo dei The Crown, era uscito come una priorità della Metal Blade, Tervonen aveva messo su una line up discreta per i suoi Angel Blake. Il fenomenale singer Tony Jelencovich però gira i tacchi quasi subito ed il suo posto viene preso dal meno dotato Tobias Jansson. La Metal Blade, nel frattempo, si accorge che la band non è andata così bene come avrebbe dovuto e come risultato di tutto ciò il buon Marko è costretto ad accasarsi presso la piccola label finlandese Dynamic Arts. A seguito di tutto ciò è di pochi mesi fa la notizia del ritorno dei The Crown sotto mentite spoglie e con il nuovo monicker Dobermann. Se a tutto questo si aggiunge che questo nuovo “The Descended” non è certo quel discone che servirebbe a rilanciare una carriera già in bilico dopo solo un album allora il quadro è completo. Venendo al lavoro, la prima differenza che salta all’orecchio è il cambio di vocalist: il nuovo Jansson è un singer piuttosto buono ma, a differenza del suo predecessore, ha una timbrica molto meno particolare e perfettamente inquadrabile in campo power heavy. Questo fa sì che anche le composizioni risentano del cambio, risultando oltremodo melodiche. Tobias Jansson si impegna ad incattivire l’ugola, ma tentare di battere Jelencovich sul suo terreno è sfida ardua per chiunque. Le dieci tracce contenute nell’album non si discostano più di tanto da quanto fatto sull’esordio: stiamo parlando di un heavy metal cupo ed oscuro sulla falsariga dei Metallica del black album e dei Kreator di “Endorama”, con un appeal melodico se possibile superiore a quei due lavori. Da salvare ci sono il piglio catchy di “Anywhere But Here”, il riffing di “Wasn’t Meant To last” (da dimenticare però il cantato simil Danzig nella strofa) e, più in generale, il mood darkeggiante di quasi tutte le tracce. Un po’ poco però per promuovere gli Angel Blake. Ora largo ai Dobermann per favore.
