ANGEL OF DAMNATION – Heathen Witchcraft

Pubblicato il 27/11/2018 da
voto
8.0
  • Band: ANGEL OF DAMNATION
  • Durata: 00:48:31
  • Disponibile dal: 26/10/2018
  • Etichetta: Shadow Kingdom Records
  • Distributore: Audioglobe

Band come gli Angel Of Damnation non hanno nulla a che spartire con le correnti musicali predominanti nel terzo millennio. I riferimenti sono quelli del metal ottantiano, al massimo rivisti secondo la sensibilità di altre realtà fattesi largo sul ristretto sentiero del classic metal nei decenni successivi, mantenendosi sempre orgogliosamente lontane da contaminazioni con altri generi. Qui al secondo album dopo lunga pausa – sette anni sono trascorsi dall’esordio “Carnal Philosophy” – il quartetto spiega se stesso dalla semplice lettura della line-up. Alla chitarra, Avenger, polistrumentista attivo in una miriade di formazioni minori tedesche, qui impegnato a chitarra e tastiere (quest’ultime utilizzate solo di rado); a basso e batteria, rispettivamente Forcas e Skullsplitter, sezione ritmica di una compagine di devoto classic doom come i Cross Vault; dietro il microfono, una delle voci più distintive e carismatiche del metal europeo, quella di Gerrit Mutz, cantante di Sacred Steel e Dawn Of Winter, che si presenta con l’eloquente pseudonimo di Doomcult Messiah. Ed è proprio di doom tradizionale che stiamo parlando, debitore in misura variabile della NWOBHM più malvagia, delle alchimie nordeuropee e dei tremebondi movimenti a spirale della frangia statunitense del settore.
La stregoneria è il centro tematico dell’album, vissuta e raccontata dal punto di vista di chi le arti magiche demoniache le pratica direttamente. Se la musica deve essere strumento evocativo, tramite per immergersi in uno scenario ben delineato e descritto nel dettaglio, “Heathen Witchcraft” è sicuramente un disco che assolve pienamente allo scopo. L’esercizio di complessi riti a scopi maligni viene raccontato con trasporto, mettendosi nei panni di chi piega ai suoi desideri creature innominabili, sa ricorrere all’occulto per appagare i propri voleri. Gli Angel Of Damnation rendono vivide atmosfere cupamente medievali, sospese fra reale e immaginario, con armi semplici ma affilatissime, vale a dire riff di inesauribile potenza espressiva e il cantato posseduto e cantilenante di Mutz. La musica scorre densa e scura, energica pur a bassi regimi, presenta cadenze regolari e variazioni contenute. Questa non è una forma di metal dove è importante stupire e aggiungere freneticamente dettagli pirotecnici, conta saper raccontare una storia il più possibile appassionante e carica di tensione. In questo la compagine tedesca si dimostra magistrale, componendo pezzi che tendono a ritornare inesorabilmente sui loro passi nei loro tormenti e accrescono col passare dei minuti la capacità di coinvolgere e rapire.
Apparentemente Avenger e compagni fanno cose semplici, quasi elementari, eppure tutto ciò che è suonato sa colpire nel segno, ha una personalità incisiva e rimane nel cuore. I registri vocali di Mutz basterebbero da soli a buttarci in qualche tetro sotterraneo di un castello, ad assistere a esperimenti atroci di qualche mago arrogante e visionario, oppure nell’antro di una strega, intenta a ricavare da strane sostanze una pozione che le consenta di soggiogare chiunque voglia. In pezzi come “Dragged To The Torture Wheel” o la titletrack non ci sono nè luce nè redenzione e quando l’epicità affiora, lo fa per sottolineare un destino tragico, non per portare a un qualche riscatto o veicolare speranza. Si viene piegati da uno sgocciolare di note dannate con pochi eguali negli ambienti doom odierni, il tempo pare fermarsi, sotto i colpi di una batteria che scuote l’animo in battiti radi ma vibranti e un basso che tesse la sua tela con maestria, contribuendo a creare un senso di pesantezza funesta pressoché impenetrabile.
I chorus rallentati di Mutz stampano indelebilmente nella mente i sinistri messaggi contenuti nelle liriche, sentito omaggio agli umori del romanzo gotico inglese. Le ultime due tracce, “Lord Of The Seven Churches” e “Tear Off The Veil Off The Sun”, presentano accelerazioni di puro metallo anglosassone, che per quanto riuscite e ben amalgamate al materiale più compassato non rappresentano il cuore pulsante del disco, imprigionato in una vischiosa lentezza, umida e grigiastra. Non ci sono paragoni immediati per un album di questo tipo, i maestri del doom approvano in disparte, richiamati tra le righe, mai vistosamente. Caso – o destino – vuole che anche l’altra formazione doom con Mutz alla voce, i Dawn Of Winter, stiano per rilasciare un nuovo full-length: vedremo se sarà all’altezza di quest’omaggio alla più turpe stregoneria.

TRACKLIST

  1. Brimstone Sorcery
  2. Dragged to the Torture Wheel
  3. Gospel of the Servant (The Damnation of Gehenna)
  4. Heathen Witchcraft
  5. Lord of the Seven Churches
  6. Tear Off the Veil Off the Sun
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