ANGEL WITCH – As Above, So Below

Pubblicato il 31/03/2012 da
voto
6.5
  • Band: ANGEL WITCH
  • Durata: 00:50:28
  • Disponibile dal: 05/03/2012
  • Etichetta: Rise Above Records
  • Distributore: Audioglobe

E’ con vero piacere che accogliamo il come back discografico di una delle formazioni meno prolifiche ma anche più influenti del movimento NWOBHM. L’ultima fatica in studio targata Angel Witch risaliva addirittura al 1986, anno del non particolarmente riuscito “Frontal Assault”; dopodiché, molti live e molte compilation, utili a tenere vivo il nome della band e a fare cassa. Oggi, in formazione quasi completamente rimaneggiata, gli alfieri del sound britannico più oscuro e darkeggiante tornano sul mercato con “As Above, So Below”, che già dal cover artwork cerca di ricollegarsi all’omonimo capolavoro del 1980. Come dicevamo, è il solito Kevin Heybourne a reggere saldamente il timone, accompagnato da Will Palmer al basso e da Andy Prestidge alla batteria. In qualità di guest appare anche il tastierista Munch (visto in anni recenti con i Cathedral), mentre il mitico Bill Steer – che aveva suonato live con i ragazzi nelle ultime date – non appare nei credits. Dopo questo lungo preambolo, possiamo passare ad esaminare gli otto brani contenuti nell’album: innanzitutto diciamo che quattro di essi sono degli inediti risalenti ai primi anni Ottanta, mentre i rimanenti sono composizioni scritte ai giorni nostri. L’iniziale “Dead Sea Scroll” ci catapulta indietro di venticinque anni almeno, con le sue sonorità a cavallo tra la NWOBHM, il metallo epico made in Warlord e certe tentazioni maggiormente easy listening che a metà anni Ottanta iniziavano a farsi largo anche nella scena più true. Il brano è ottimo, molto melodico ed estremamente accattivante, con la voce di Heybourne che non sente assolutamente lo scorrere degli anni. “Into The Dark” – scritta praticamente agli esordi di carriera – si adagia perfettamente sopra partiture NWOBHM formalmente perfette. I tempi sono medi, le atmosfere sulfuree, la voce declamatoria; forse manca un poco di mordente, ma il brano è di quelli decisamente riusciti. La prima nuova traccia che incontriamo è “Gebura”: decisamente più pesante delle precedenti, ma anche meno riuscita. I suoi ritmi fin troppo quadrati e tedeschi (Accept, Rage) mal si adattano allo spirito dei nostri e le melodie – pur nella loro classicità – non sono particolarmente buone. Meglio va con “The Horla”, che dopo un lungo intro con arpeggio maideniano esplode in un chorus piuttosto azzeccato; il recupero di atmosfere darkeggianti e la cavalcata chitarristica finale rendono la traccia la migliore tra quelle nuove. A dimostrare però che le composizioni datate sono assolutamente di un altro pianeta, ecco “Witching Hour”, vicina agli Iron Maiden di “Killers” (molto vicina!) ma che comunque gode di un songwriting di primissimo ordine, che farà la felicità degli amanti degli eighties. “Upon This Cord” soffre un po’ della sindrome da anonimato che ha colpito anche “Gebura”, mentre, al contrario, “Guillotine” (rifacimento della vechia “Rendezvous With The Blade”) rispolvera ancora una volta quel sound che fece la fortuna – soltanto artistica – dell’album d’esordio della band. A chiudere, troviamo “Brainwashed”, che rimane nei solchi della normalità nonostante una certa varietà ritmica fatta di cambi di tempo ben eseguiti. Gli Angel Witch hanno già dato il meglio di loro stessi almeno trent’anni orsono; “As Above, So Below” non fa che rimarcare questo fatto una volta di più. I brani più datati sono veramente eccellenti, a tratti addirittura straordinari, mentre quelli recenti sono quasi tutti “nella norma” e – pur inserendosi più o meno nello stesso filone musicale – mancano di quel quid che li avrebbe resi speciali. Andremo ancora a sostenerli sotto al palco, ma ormai è inutile negare che gli Angel Witch abbiano perso da tempo il tocco magico.

TRACKLIST

  1. Dead Sea Scrolls
  2. Into The Dark
  3. Gebura
  4. The Horla
  5. Witching Hour
  6. Upon This Cord
  7. Guillotine
  8. Brainwashed
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