7.0
- Band: ANGELI DI PIETRA
- Durata: 00:42:47
- Disponibile dal: 25/03/2009
- Etichetta:
- Ccp Records
- Distributore: Audioglobe
A dispetto del nome, gli Angeli Di Pietra sono una metal band proveniente dal Belgio, terra non certo nota per aver dato i natali a grandi nomi della musica; eppure questi sei ragazzi del nord dimostrano un discreto talento musicale, incarnato nel loro debut album “Storm Over Scaldis”. Accompagnati dal motto “Powerfolk for the masses”, la band propone quel pagan-viking-black metal che tanto imperversa ultimamente nella musica estrema, condito dalle immancabili influenze folk e power che ben si sposano con il genere in questione. La novità qui sta nella female voice dell’ottima Sjoera “Cyradis” Roggeman, ventunenne singer dal sicuro talento, coniugata con il cantato growl dell’altrettanto bravo Guy “Vortigern” Van Campenhout; magari non è nulla di trascendentale, sicuramente anche altre band hanno tentato questa via, ma in un genere che sta correndo il rischio di inflazionarsi pericolosamente qualche novità, seppur minima, rende la proposta più interessante soprattutto se gli interpreti si dimostrano all’altezza della situazione. Rispetto a colleghi dello stesso genere musicale, gli Angeli Di Pietra si distinguono per sonorità più genuine e meno elaborate, che lasciano più spazio alle chitarre senza però disdegnare l’ingresso negli arrangiamenti di strumenti tradizionali come gli archi e le tastiere; questo sapiente dosaggio, unito ad una produzione volutamente grezza, rendono “Storm Over Scaldis” un lavoro interessante e non derivato (o peggio copiato) da altre release. Dopo una brevissima intro che potremmo definire “ambientale” (il titolo “The Tempest” è alquanto esplicativo) ecco “Ride Into Oblivion”, una sorta di song-manifesto dello stile della band belga, dove sono racchiuse tutte le peculiarità della musica degli Angeli Di Pietra. Le tematiche affrontate lungo tutta la release sono chiaramente di ispirazione pagano-nordica, fatta eccezione per una rapida escursione nella mitologia greca con “Medusa”. Un album che guadagna valore con l’ascolto e con una scaletta in progressione qualitativa, che affida la chiusura probabilmente alle tre migliori song del lotto: “Torquemada”, “Forlorn” e “Legendary Forest”, quest’ultima caratterizzata da un chorus abbastanza semplice ma alquanto coinvolgente. Una piacevole novità e l’ennesima conferma che questo genere all’interno della scena metal sta guadagnando, oltre a numerosi adepti, anche nuove leve pronte a cimentarsi in uno stile affascinante e coinvolgente.
