ANGELS OF BABYLON – Thundergod

Pubblicato il 15/06/2013 da
voto
6.5
  • Band: ANGELS OF BABYLON
  • Durata: 00:52:40
  • Disponibile dal: 18/06/2013
  • Etichetta: Scarlet Records
  • Distributore: Audioglobe

Nati con una connotazione che aveva quasi del supergruppo, giacché nelle proprie linee militavano nomi noti come Rhino (ex Manowar) e Dave Ellefson (Megadeth), gli Angels Of Babylon si erano presentati a noi nel 2010 con il debutto “Kingdom Of Evil”. Tornano adesso, tre anni dopo, con questo “Thundergod”, cambiando un po’ le carte in tavola, sostituendo Ellefson col bassista Steve Handel e  presentandoci il nuovo singer Diego Valdez. Questa formazione risulta decisamente più compatta e organica, in grado di regalarci un disco forse meno progressivo ma più forte dal punto di vista della personalità, e maggiormente legato all’immaginario classic heavy che ci saremmo aspettati da una band capitanata da Rhino. Come dicevamo, l’approccio più umbratile di “Kingdom Of Evil” viene momentaneamente accantonato, in favore di strutture più robuste e lineari, memori della lezione delle grandi band degli anni ‘80 (ma anche ’70!) come Black Sabbath e Rainbow, condendo poi questa base con iniezioni di US Power e di Speed tedesco alla Accept. Il risultato mantiene interesse e personalità, non ponendosi come sterile e derivativa band alla Manowar, ma si assesta su coordinate musicali che ci sembrano in qualche modo più coerenti con i personaggi coinvolti, e che, come detto in apertura, ci veicola un idea di maggiori compattezza ed affiatamento. Valdez si rivela una delle carte vincenti giocate dalla band per questo secondo album: la sua timbrica decisamente heavy ci richiama echi di Gioeli (Axel Rudi Pell) e Vescera (Malmsteen) con un approccio epico derivante dal grande Ronnie James. La sua interpretazione sentita e strutturata si unisce alla perfezione al neotrovato equilibrio in fase strumentale, e valorizza quasi tutti i pezzi, con particolare riferimento a quelli più epici, emozionali e gloriosi quali “Sondrio” (un mid tempo bellissimo), “King Of All Kings” (davvero manowariana) e l’eccezionale up-tempo “True Brother” che tanto sa proprio di Rainbow e Dio. Anche se finora sembrano tutte rose e fiori, è doveroso segnalare che “Thundergod” va comunque considerato nella sua interezza e non solo per questi riuscitissimi episodi. Qui le cose si fanno più ardue per il combo capitanato dal buon Rhino perché, se appunto circa cinque pezzi su undici ci raggiungono il cuore con un’intensità che non avremmo immaginato e che mancava nello scorso album, l’altra metà del disco (sono undici tracce) rimane un po’ anonima e diluita tra questi pilastri, riducendo la fluidità globale del disco. Pur senza cadere in veri e propri scivoloni, alcuni pezzi presentano infatti un mordente molto inferiore: l’opener e title track “Thundergod” per quanto apprezzabile per velocità e svolgimento strumentale mostra un chorus decisamente debole, mentre l’altra speed song “Queen Warrior” perde l’opportunità di sviluppare bene il clima epico e trionfale che tanto bene calza agli Angels Of Babylon. Ultimo punto che ci piace segnalare prima di concludere riguarda la produzione sonora: calda e verace, ci colpisce positivamente la totale assenza di click, trigger e reediting vari on Pro-Tools. Il suono che ci arriva è 100% strumentale, ma con una resa ovviamente dieci volte migliore rispetto agli anni ’80. Esperimento riuscito! La strada segnata è quindi sicuramente quella giusta, e siamo sicuri che ascolteremo ancora diverse volte questo buon disco di heavy classico che in qualche modo riesce a non sembrare sterilmente nostalgico; ciò nonostante, per un voto più alto aspettiamo fiduciosi una prossima release, sperando in un prodotto che non invogli così tanto alla pressione del temuto tasto ‘skip’ alla ricerca delle canzoni preferite.

TRACKLIST

  1. Thundergod
  2. Sondrio
  3. Queen Warrior
  4. What Have You Become
  5. White Star Line
  6. The Enemy
  7. True Brothers
  8. Redemption
  9. King Of All Kings
  10. Turning To Stone
  11. Bullet
1 commento
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