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- Band: ANNIHILATOR
- Durata:
- Disponibile dal: //1996
- Distributore: Audioglobe
Scatta l’ora delle ristampe anche per Jeff Waters ed i suoi Annihilator, che per volontà di Steamhammer/SPV risuscitano alcuni dei loro lavori meno conosciuti ed apprezzati degli anni novanta, comprendenti per l’appunto questo “Refresh The Demon”, lo sfortunatissimo e tutt’altro che ispirato “King Of The Kill” ed il controverso “Remains”. Rilasciato originariamente nel 1996, “Refresh The Demon” rappresenta uno dei momenti più difficili della carriera degli Annihilator, con un Jeff Waters costretto a comporre e eseguire pressoché tutto il materiale con l’aiuto del solo Randy Black dietro le pelli e di qualche sporadico intervento della chitarra solista di Dave Davis; all’epoca la thrash metal band canadese, autrice di capolavori come “Never, Neverland” e “Alice In Hell”, usciva da un periodo di chiaroscuri, dopo episodi sottotono come “Set The World On Fire” e “King Of The Kill”, e la release di questo quinto album passò purtroppo in sordina pressoché ovunque, a causa anche della mancanza totale di supporto da parte di quegli stessi media che sembravano rigettare qualsiasi nome proveniente dagli ottanta. Si tratta per la verità di un album che riesce a concretizzare con maggiore consistenza le incertezze del songwriting irruente e talvolta sperimentale del suo predecessore, ma che al tempo stesso appare soltanto mediamente ispirato se paragonato alle prime fatiche della band; brani come la title-track, “Syn. Kill 1”, “The Pastor Of Desaster”, “Ultraparanoia”, si segnalano comunque tra le migliori composizioni mai siglate da Jeff Waters negli ormai oltre quindici anni di carriera, e sono un giusto preludio alla rinascita artistica avvenuta tre anni dopo con il validissimo “Criteria For A Black Widow”. Le chitarre di Jeff su questo album iniziano ad avere un taglio molto più moderno, ed anche il riffing si discosta talvolta dalle classiche rifferama della vecchia scuola; in più la solita vena hard/bluesy, confermata anche dall’ottima versione di “Riff Raff” degli AC/DC, fa più volte capolino sia in alcune sequenze armoniche che nelle parti soliste (come ad esempio in “City Of Ice”, “Hunger”, “Voices And Victims”), mentre la conclusiva “Innocent Eyes”, dedicata al figlio Alex, si muove nella più ortodossa tradizione delle ballate rock made in USA, e costituisce (fortunatamente) un episodio decisamente a parte. Le due bonus tracks aggiunte su questa ristampa ovviamente non fanno la differenza, ed il giudizio finale credo sarebbe rimasto il medesimo anche sei anni or sono: discreto, ma interlocutorio. E così fu.
