8.0
- Band: ANTHEM
- Durata: 00:37:35
- Disponibile dal: 21/05/1989
- Etichetta:
- Music For Nations
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La carriera degli Anthem inizia agli albori degli anni Ottanta, in quel di Tokyo e quattro anni dopo, nel 1985, i tempi sono già maturi per dare alle stampe l’omonimo debutto. Il gruppo, considerato vero e proprio precursore del metal classico di scuola nipponica – assieme ad i ben più noti Loudness – si rimette in gioco negli anni successivi; “Tightrope”, “Bound to Break” ed il più melodico “Gypsy Ways” sono tutti ottimi prodotti firmati dal quartetto giapponese.
Probabilmente per la consacrazione definitiva bisogna però attendere il 1989 con la pubblicazione di “Hunting Time”: quaranta minuti scarsi di heavy metal dalle tinte ottantiane che molto deve alla scuola britannica, durante i quali gli Anthem trovano il giusto equilibrio tra potenza e melodia, utilizzando testi sia cantati in lingua madre che in inglese. La partenza tirata ed esplosiva di “The Juggler” irrompe subito dalle casse lasciando subito largo spazio a Hiroya Fukuda, abile nell’accarezzare le sei corde della sua chitarra confezionando un assolo al fulmicotone. Sarà la potenza dei riff o la voce graffiante di Yukio Morikawa, ma la titletrack profuma tantissimo di quel sound tipico dei Pretty Maids, raffinato e possente allo stesso tempo. Più rapida e virtuosa si scaglia senza remore la decisa e compatta “Evil Touch”, con il suo retrogusto priesteniano. Il lavoro alle chitarre di Hiroya è ancora lodevole; riff dinamici aprono la via ad una parentesi strumentale scoppiettante, altamente coinvolgente e non eccessiva. C’è spazio per il classic metal più elegante di “Tears For The Lovers”, forse un po’ a la Stryper nel suo incedere e nel cantato, in grado di farsi più pulito e soave giocando su note più alte. L’attacco della roboante “Sleepless Night” è forte e scorre rapido come un fiume in piena, lasciando spazio all’heavy metal più quadrato di “Jailbreak (Goin’ For Broke)” e la stratosferica “Let Your Heart Beat”, pezzi che proseguono la via del metallo più puro e incandescente accompagnando l’ascolto fino alle scorribande finali di “Bottle Bottom”, altra composizione che viaggia spedita senza mai voltarsi un attimo.
“Hunting Time” non entra solamente di diritto tra le pietre miliari della scena metal giapponese ma si dimostra altresì un lavoro composto e suonato con maestria, accompagnato da una produzione altamente professionale per i tempi. Insomma un classico a trecentosessanta gradi che va riscoperto!
