7.0
- Band: ANTHROPOPHAGUS DEPRAVITY
- Durata: 00:31:36
- Disponibile dal: 21/06/2024
- Etichetta:
- Comatose Music
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Quando un gruppo indonesiano viene spalleggiato dalla Comatose Music, sappiamo benissimo a cosa andremo incontro. Del resto, sia il paese del Sud-Est asiatico che l’etichetta del North Carolina sono da sempre un porto franco per tutto ciò che, nel vasto mondo del death metal, sa di eccessi e barbarie, e che tra diciture come ‘brutal, ‘slam’ o ‘technical’ riesce puntualmente a tradursi in collaborazioni di successo (in rapporto ovviamente alla dimensione underground del genere).
Questo preambolo per dire che, una volta ricevuto il promo di “Demonic Paradise”, secondo full-length degli Anthropophagus Depravity, non si può certo dire che i dubbi sulla natura dell’ascolto ci abbiano assalito, sostituiti piuttosto dalla curiosità di vedere fin dove una band proveniente dall’isola di Giava, tagliata quindi fuori da ogni dinamica o giro degni di menzione, potesse spingersi in termini di autorevolezza e capacità di maneggiare una materia così ostica, a fronte della quale basta davvero poco per rendersi grotteschi o ridicoli.
Invece, fin dall’artwork di Bvllmetalart (Monstrosity, Nocturnus AD, Terrorizer), l’album in questione si presenta come un’opera che ci tiene – riuscendoci – a non essere presa sottogamba, offrendo una mezz’oretta di musica che, pur nella sua intransigenza estetica e nella sua volontà di rispettare i diktat del filone abbracciato, si distingue per un piglio vibrante e spontaneo, figlio di una maturità artistica raggiunta evidentemente con il tempo e la gavetta.
Attivi dal 2016 e già in forze presso una lunga serie di realtà analoghe (Abhorrently, Depraved Murder, Perveration, ecc.), i ragazzi di Yogyakarta tessono una fitta rete di riff e ritmiche il cui disegno deve praticamente tutto alla scena di tardi anni Novanta/primi Duemila, quella dei Cryptopsy di “Whisper Supremacy”, dei Suffocation di “Despise The Sun” o di campioni di intensità come Deeds of Flesh e Disgorge, per intenderci, e che nonostante un’omogeneità di fondo spiccatissima centra comunque l’obiettivo di irretire e farsi segnalare per il suo mix di potenza ritmica e ingegno del rifferama, dipanandosi in spasmi, progressioni e incastri sicuramente simili fra loro, ma anche piuttosto efficaci.
In sostanza, non siamo ancora ai livelli dei colleghi Intricated, protagonisti nel 2021 di un vero exploit con “Apocalyptic Metamorphosis”, ma la strada, dopo che già l’esordio “Apocalypto” aveva indirizzato il quartetto su binari confortanti, si conferma essere quella giusta, con episodi come l’opener “The Obscure Realm”, la title-track o la strumentale “…of Condemnation” a sottolineare la competenza generale del songwriting.
Per gli amanti del vecchio catalogo Brutal Bands e Unique Leader, o per chi è solito seguire le atrocità gutturali della suddetta Comatose Music e della New Standard Elite, uno dei probabili dischi dell’estate.
