ANTIMATTER – Fear Of A Unique Identity

Pubblicato il 18/12/2012 da
voto
8.0
  • Band: ANTIMATTER
  • Durata: 00:49:12
  • Disponibile dal: 23/11/2012
  • Etichetta: Prophecy Productions
  • Distributore: Audioglobe

Gli Antimatter, secondo un originale sticker che campeggiava sulla copertina di “Leaving Eden”, sono “the saddest band in the world” (cioè la band più triste del mondo). Come dare torto all’etichetta, che in poche parole riassume quello che è il vero punto di forza del progetto di Mick Moss, da due album orfano del compagno di avventura Duncan Patterson, ora impegnato con il suo affascinante progetto Íon. Una malinconia che ne percorre tutta la discografia, un sentimento che inizialmente prendeva la propria forma con composizioni minimali, dominate dall’elettronica ambient e dalle sonorità trip hop, e che ora si sposta su lidi più acustici, sempre e comunque con la calda voce di Moss in primissimo piano a raccontarci le sue emozioni. “Fear Of A Unique Identity” è il quinto lavoro degli Antimatter, nati come una costola degli Anathema (in particolare le similitudini si sprecano con “Alternative 4”) e come idea comune del bassista di questi ultimi (Patterson) e di Mick Moss, che ora rimane l’unico elemento fisso della band. L’album, presentato in una veste grafica stile Travis Smith davvero ben realizzata, suona esattamente come ci aspetteremmo dagli Antimatter del 2012, e questo non può che essere una garanzia di qualità elevata. Partendo dall’opener “Paranova”, uno dei pezzi più orecchiabili e immediati mai composti da Moss (la cosa si ripeterà con “Uniformed & Black”, vicina ai migliori Katatonia), ci rendiamo subito conto che questo album ha delle soprese in serbo per noi, e non vediamo l’ora di proseguire nella scoperta. Ci pensano “Monochrome” e “Firewalking” a riportarci nelle atmosfere oscure, post-apocalittiche, dove synth, pianoforti e vocoder ci entrano nell’anima per non abbandonarci più. Queste sono le cose per cui vale la pena continuare a dar fiducia a questi Antimatter, che sono stati capaci di stupirci addirittura in occasione della ricchissima ed imprescindibile raccolta “Alternative Matter”, cosa che capita raramente quando si tratta di compilazioni e best-of. Ma torniamo all’album, perchè di carne al fuoco ce n’è, e pure molta. La title-track e “Here Come The Men” tornano sui lidi acustici e soffusi a loro consoni e, nel frattempo, ci raccontano storie di denuncia della società, di rassegnazione e di omologazione. Da notare l’intensità dei violini e della voce dell’ospite Vic Anselmo, ancora sconosciuta ai più, ma autrice di due album davvero interessanti. Insoliti gli intermezzi strumentali di “The Parade”, che ci mostrano un altro lato della musicalità di Moss, più romantica e classica, e una sorta di introduzione alla conclusiva, sensazionale “A Place In The Sun”, che sembra arrivare direttamente dalle session dello stupendo “Lights Out”, per chi scrive l’album degli Antimatter che più ha saputo insinuarsi sotto la pelle dell’ascoltatore. Un ascoltatore che nel corso di cinque album ha avuto e sta avendo modo di godere di ottima musica, suonata con passione e dotata di una dote rara e incredibile: emozionare. Da ascoltare, riascoltare, osservare, vivere.

 

TRACKLIST

  1. Paranova
  2. Monochrome
  3. Fear Of A Unique Identity
  4. Firewalking
  5. Here Come The Men
  6. Uniformed And Black
  7. Wide Awake In The Concrete Asylum
  8. The Parade
  9. A Place In The Sun
1 commento
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