7.0
- Band: ANTROPOMORPHIA
- Durata: 00:46:21
- Disponibile dal: 12/09/2014
- Etichetta:
- Metal Blade Records
- Distributore: Audioglobe
Gli olandesi Antropomorphia si ripresentano con un nuovo album a quasi due anni esatti di distanza dalla loro precedente fatica, facendo intendere di essere ormai un gruppo in piena attività (si ricorda che la band è stata fondata nel 1989 ma che sino al 2011 non ha rilasciato granchè). “Rites ov Perversion” a livello di tematiche sembra proseguire sui binari di “Evangelivm Nekromantia”, ma mette in mostra un gradito miglioramente sul fronte compositivo. La matrice di base è sempre un death metal legato alla vecchia scuola, con influenze spesso più marcatamente anni Ottanta che Novanta, le quali vengono rielaborate ed interpretate dal quartetto in una chiave vagamente catchy. Questa volta si sente con più insistenza l’influsso dei primissimi Death – non a caso omaggiati nel finale con una cover di “Open Casket” – ma in un brano “ammiccante” come “Carved To Pieces” viene alla mente anche una realtà ben più underground come i Pentacle, connazionali dei Nostri e da sempre maestri nel rivisitare il suono Celtic Frost in salsa death metal. “Rites…”, a dispetto di un’atmosfera indubbiamente diabolica e viziosa, presenta una band che ama molto giocare con melodie e ritornelli di facile presa: c’è un gusto prettamente Ottantiano alla base dei pezzi, i riff sono sempre piuttosto groovy e immediati e di rado ci si imbatte in veri e propri azzardi a livello ritmico o, più in generale, stilistico. “Rites…” in questo senso è un album molto concreto, che pare essere stato studiato appositamente per la dimensione live. Da “Evangelivm Nekromantia” il gruppo ha certamente maturato esperienza e affilato le proprie armi: chiaramente non si esce dal seminato old school, ma si nota il perfezionamento del songwriting e la ricerca di una formula che riesca a donare ai vari pezzi un minimo di identità; la suddetta “Carved to Pieces” è un buon esempio di questa “nuova” attitudine, ma anche “Morbid Rites” (sorvoliamo sulla fantasia per i titoli) è forte di un discreto appeal. Nel complesso, gli Antropomorphia salgono dunque di livello con questa loro nuova fatica, riuscendo almeno in parte a giustificare il contratto con Metal Blade Records; non stravolgeranno la vita di nessuno, ma al prossimo concerto un po’ di sano headbanging sarà garantito.
