7.5
- Band: ANUBIS GATE
- Durata: 01:00:24
- Disponibile dal: 13/09/2011
- Etichetta:
- Nightmare Records
Cambiano le situazioni, cambiano i musicisti ed i compositori, ma la qualità intrinseca della proposta degli Anubis Gate resta sempre decisamente molto alta. Se con il precedente “The Detached” i Nostri avevano seguito la strada cromata dell’heavy prog queensrycheiano, con il nuovo, omonimo lavoro la band danese torna ad una forma di progressive metal più classica e novantiana, che odora più di Conception che di Dream Theater; per modernizzare la proposta, poi, i nostri inseriscono delle variabili più groovy e moderne ascrivibili ai Pain Of Salvation migliori, quelli di “The Perfect Element”. A rimarcare ancora di più questa scelta vi è la voce del bassista e membro fondatore Henrik Fevre, che sostituisce l’ottimo Jacob Hansen e che è dotato di un’ugola sicuramente più melodica ma a tratti anche più spigolosa rispetto al suo predecessore. La risultante di tutti questi cambiamenti – bruschi o meno che siano – è un lavoro decisamente tecnico ma che colpisce soprattutto per la continua ricerca della melodia mai banale ma comunque efficace (si veda ad esempio “Facing Dawn”) e per la voglia di differenziare i vari brani. Così, accanto ad episodi decisamente pesanti come “Telltale Eyes” e “Desiderio Omnibus”, ne troviamo altri maggiormente ariosi (“River”), epici (“Circumstanced”) e che strizzano l’occhio all’effettistica (“World In A Dome”). Grande assente del lavoro è il power, sempre utilizzato in dosi variabili in passato dalla band ed invece letteralmente scomparso su questa release. Questo non è un male e lascia trasparire con chiarezza la volontà degli Anubis Gate di non essere alla ricerca del facile consenso; al contrario, ci pare che questo quinto album funga da solido fondamento per il futuro, da pietra angolare per forgiare il sound che verrà. L’unico vero difetto riscontrabile lungo l’ora di durata del platter è una certa mancanza di personalità che fa sì che i ragazzi non riescano mai ad emergere per ciò che sono realmente ma paiano spesso delle copie – per quanto eccellenti – di altre band. Siamo pronti a chiudere un occhio proprio perché la qualità del songwriting è comunque sopraffina e, pur nella sua classicità, “Anubis Gate” è un signor album di metallo progressivo. Onestamente in questo ambito questi ragazzi sono tra i pochissimi che riescono a mantenere intatta una qualità molto elevata lavoro dopo lavoro, e ci pare doveroso che inizino a raccogliere quanto pazientemente seminato in oltre dieci anni di carriera.
