ANVIL – Worth The Weight – 2011

Pubblicato il 23/01/2012 da
voto
6.5
  • Band: ANVIL
  • Durata: 00:48:09
  • Disponibile dal: 28/11/2011
  • Etichetta: SPV Records
  • Distributore: Audioglobe

Storicamente, nei primi anni ’90, il rock e l’heavy metal hanno subìto alcuni cambiamenti decisivi che in poco tempo ne hanno mutato profondamente l’essenza. Il cosiddetto party metal è stato spazzato via in un batter d’occhio dal grunge e principalmente da se stesso, realmente incapace di evolversi in qualcosa di più che andasse oltre il make up e le solite storielle sconce da bar. Il Black Album dei Metallica, invece, ha ridisegnato di fatto i confini della musica pesante nel mainstream, allontanando i fan della prima ora, eccitati dalle prodezze delle nuove leve del metal estremo. Questa premessa è doverosa per evidenziare che un disco come “Worth The Weight”, uscito originariamente nel 1992, è il classico colpo giusto tirato nel momento sbagliato. Il giovane e talentuoso Sebastian Marino ottiene il merito di aver donato una ventata di entusiasmo in una band che ha rischiato il KO tecnico soltanto poco tempo prima ed il risultato finale è di assoluto spessore (voto 8.0). Già, perché “Worth The Weight” è un piccolo capolavoro di puro ed incontaminato heavy metal dimenticato nel tempo, che vanta al suo interno otto eccellenti brani compatti, ma eterogenei nella sostanza al tempo stesso. La struttura delle composizioni diviene decisamente più articolata, aumentando di conseguenza il minutaggio complessivo, mentre il riffing maggiormente intricato assume cangianti tonalità. In fase solista, Lips e Marino duellano incessantemente, sfoderando alcuni break da capogiro che nulla hanno da invidiare a quanto plasmato da gruppi più blasonati (vedi Judas Priest, era “Painkiller”). Il drumming di Reiner acquista maggior dinamismo e varietà, donando al contempo la necessaria pesantezza a episodi come “On The Way To Hell”, “Embalmer” e “Sins Of The Flesh”, impostate su linee vocali relativamente catchy, rese ancora più interessanti da intriganti cambi di tempo che ‘flitrano’ con la velocità parossistica del thrash metal. Il martello torna a battere come ai vecchi tempi sull’incudine in “Infanticide”, brano dalle tinte oscure, tessute inizialmente da un sinistro tappeto di tastiere che introduce in un arpeggio di chitarra acustica, progredendo in una bordata metallica che alterna sapientemente velocità e pesantezza, mentre “Sadness/Love Me When I’m Dead” è uno splendido affresco multiforme che lambisce i dieci minuti di durata, presentando al suo interno un malinconico prologo nel quale l’ugola di Lips – qui al massimo della sua carriera – duetta con una serie di arpeggi chitarristici speziati da un emozionante assolo ed un massiccio riff portante spaccaossa. Anche in questa occasione, le vendite non soddisfacenti hanno spinto gli Anvil a prendersi una lunga pausa, fino al ritorno sulle scene avvenuto nel 1996 con il buon “Plugged In Permanent”, mentre il buon Marino entra nelle fila degli Overkill, incidendo con loro quattro album prima di ritornare dopo pochi anni nell’anonimato. Da (ri)scoprire senza alcun timore.

N.B Il booklet racchiude tutti i testi, una foto promozionale dell’epoca e due brevi riassunti a cura di ‘Lips’ e Robb Reiner, che ci offrono uno spaccato interessante sul making of dell’album. Il voto si riferisce esclusivamente alla ristampa e non alla qualità delle composizioni.

TRACKLIST

  1. Infanticide
  2. On the Way To Hell
  3. Bushpig
  4. Embalmer
  5. Pow Wow
  6. Sins Of The Flesh
  7. AZ #85
  8. Sadness/Love Me When I'm Dead
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