6.5
- Band: APEP
- Durata: 00:37:53
- Disponibile dal: 13/09/2024
- Etichetta:
- War Anthem Records
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Death metal ad ambientazione antico Egitto, dove abbiamo già sentito questa cosa? Mentre cerchiamo di ricordare se qualcun’altro ha già accostato, prima dei tedeschi Apep, il metallo della morte e le limacciose acque del Nile, cercheremo di non stare troppo a menarla su riferimenti più o meno evidenti ad altre band d’oltreoceano, e cerchiamo di concentrarci sulla musica in sé.
Se è vero infatti che non è proprio l’originalità a farla da padrone in casa Apep, va detto che questi quattro sassoni, attivi dal 2016 e ora giunti al secondo album, cercano di bilanciare la faccenda con un certo estro e una potenza esecutiva notevole: l’impatto è infatti notevole, e i riff sono ben costruiti, quanto basta per rievocare le gesta di vendicativi dèi egizi e sacrifici umani, mentre tutto attorno il limo soffoca ogni cosa. Le chitarre sono sicuramente l’aspetto più funzionante del disco, che a dispetto di un apparente semplicità chiede un paio di ascolti per essere effettivamente apprezzato, proprio per la stratificazione delle sei corde; proprio queste sono protagoniste di diverse rincorse melodiche che ben risaltano su passaggi altrimenti monolitici: a nominarne due che emergono, “Tombs Of Eternity”, pezzo che più ci colpisce, esempio di come le chitarre elevino un impianto ritmico abbastanza ‘normale’, o la fluida “Swallowed By Silent Sands”, brano in chiusura del disco, con dieci minuti che mostrano una band comunque piuttosto conscia di quel che fa.
Ed è la buona capacità di scrittura dei chitarristi, appunto, che spicca e rende gradevole la scrittura del disco, per il resto abbastanza dritto; la sezione ritmica non fa niente di più che un buon lavoro di supporto, e anche la voce è abbastanza monocolore ma, tuttavia, gli elementi messi a disposizione dalle costruzioni di chitarra (vero punto di forza, in definitiva, dell’album, come dicevamo), fanno si che la summa non sia malvagia, assieme ad una produzione molto vivace e forte, capace infatti di esaltare l’aspetto più muscolare di questo “Before Whom Evil Trembles”.
Insomma, un disco che pur in assenza di una vera e propria originalità (al di là della tematica) riesce a farsi ascoltare grazie ad una convinzione ben marcata, ma in sé un lavoro nella media.
