APOSTLE OF SOLITUDE – Of Woe And Wounds

Pubblicato il 27/01/2015 da
voto
6.5
  • Band: APOSTLE OF SOLITUDE
  • Durata: 00:57:58
  • Disponibile dal: 31/10/2014
  • Etichetta: Cruz Del Sur Music
  • Distributore: Audioglobe

Un gran bel colpo, quello della nostra Cruz Del Sur, quello fatto con gli Apostle Of Solitude. I doomster americani, con dieci anni di carriera alle spalle, sfornano un full ispirato e ricco di melodie sofferte e strappate in modo straziante dalla chitarra del leader Chuck Brown e da Steve Janiak, già apprezzato negli sludger Devil To Pay. “Of Woe And Wounds” ripropone due pilastri come “Blackest Of Time” e “Die Vicar Die”, dal promo del 2012 (circolato abbondantemente tra gli appassionati di trad-doom) e proprio “Blackest Of Time”, praticamente inscindibile dall’intro strumentale “Distance And The Cold Heart”, apre il disco, dimostrando da subito la caratura della band. Siamo nel mood di band come Pallbearer e Lord Vicar, anche se la voce di Chuck – a volte – si avvicina più ad uno stile stoner. Ma non fatevi ingannare dalla copertina vagamente psichedelica; qua non ci sono bong e nuovi hippy, questo è doom metal classico, senza fronzoli e senza compromessi: potente e suggestivo, ossessivo e con un ottimo lavoro chitarristico. C’è (ovviamente) l’eco dei Black Sabbath, in pezzi come “Lamentations Of A Broken Man”, ma non si tratta della solita copia; gli Apostle Of Solitude, hanno uno stile assolutamente personale e sanno ipnotizzare con i loro pattern lunghi ed articolati, talmente articolati che a volte ci si perde e si riconosce il ripetersi di uno schema, più che un classico alternarsi di riff. Ma anche quando i doomster di Indianapolis picchiano duro e “tirano” (come in “This Mania”), infilano nel classico mid-tempo doom delle evidenti suggestioni NWOBHM (come la scala che chiude ogni giro del main riff). “Luna”, il pezzo più lungo del disco, è un altro classico in piena sintonia con la scuola doom americana, che riesce però, come tutta la musica della band, a restare staccata da sludge e southern, così comuni invece in molti gruppi doom americani. Il disco si chiude come si è aperto, con la reprise di “Distance And The Cold Heart” e le sue melodie spettacolari che sfumano in un fade lento e delicato. Il pregio di questo “Of Woe And Wounds” è il suo essere classico senza essere pedante o scontato, rivelandoci una band dalla spiccata personalità che sa tessere un’ora di musica triste, dolorosa e tormentata. Certo, tutti i pregi del disco ne minano l’appetibilità a chi non è particolarmente addentro alle sonorità doom, rendendo il lavoro degli “Apostle Of Solitude” un disco di genere al 100%, musica fatta da doomster per doomster. Quindi probabilmente gli altri troveranno poco in questo gruppo, ma se amate il doom tradizionale allora andate sul sicuro, e se non conoscete la band questo può essere sicuramente un ottimo biglietto da visita.

TRACKLIST

  1. Distance And The Cold Heart
  2. Blackest Of Times
  3. Whore's Wings
  4. Lamentations Of A Broken Man
  5. Die Vicar Die
  6. Push Mortal Coil
  7. This Mania
  8. Siren
  9. Luna
  10. Distance And The Cold Heart (Reprise)
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