7.5
- Band: APPRENTICE DESTROYER
- Durata: 42:50
- Disponibile dal: 20/09/2019
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Ci siamo presi un po’ di tempo, dal primo ascolto in anteprima, per recensire il nuovo lavoro degli Apprentice Destroyer, il progetto californiano capitanato dal mastermind Steve Peacock (Ulthar, Pandiscordian Necrogenesis, Pale Chalice, Mastery). Questa volta l’elettronica contaminata di krautrock e di reminescenze progressive si tinge di nuova linfa con l’aiuto di session musician d’eccezione, che comprendono Shelby Lermo (Vastum, Ulthar, Extremity), Bob Renz (Curasao) e Nick Stanley alle chitarre, Max Bonick ai synth e Brandon Thomas (compagno dei Pale Chalice) alla batteria.
La bomba posta all’inizio del disco, la titletrack, deflagra in un’esplosione di influenze micidiali e ipnotiche, fondate sulle ripetizioni ritmiche, ma fluttuanti in modulazioni che rendono il tutto molto interessante. Quindici minuti in cui i Neu ballano coi Kraftwerk, ricordandosi di avere la cameretta piena di dischi metal. In momenti come “The High Intense Illuminator” si sentono gli echi forti di tutto quel fenomeno electro-synth, anche oscuro e inquieto, che fa capo da un lato ai Tangerine Dream e dall’altro a John Carpenter. Ma le finiture e l’attitudine non può che ricordare certi Swans e Godflesh, e a loro volta non tirare in mezzo anche i Can, o i mitici Faust. Nulla di mai sentito, naturalmente, ma questo “Permanent Climbing Monolith” riscopre una bellezza rara in questo melting pot di culture ed offre un’intensità musicale (data anche e soprattutto dai musicisti in gioco) che riesce ad essere varia e convincente in tutta la durata del percorso. Un percorso che si consiglia di seguire dall’inizio alla fine, come se fosse una colonna sonora di un viaggio transdimensionale tra il reale e il virtuale.
Dal primo “Glass Ceiling Universe” (2015) l’epoca di musica berlinese si è tinta di nuova linfa e il progetto sperimentale di Peacock si presenta qui in tutta una sua autentica vitalità. I tredici minuti di “Avalanche Arrival” confermano quanto proposto nella prima parte e suggellano il discorso principale con una grande cavalcata distorta e tiratissima, in cui il songwriting di Peacock mostra il suo estro vero e proprio, riuscendo a guadagnare tutto in personalità ed effetto. Chiude il tutto il trip semiacustico di “Striped Dome Horizon” (uno dei momenti più visionari del lotto, seppur breve) e “Falling Canyon Detonator”, perfetta summa rock psichedelica del tutto. Convincente, rumoroso e sperimentale, il nuovo lavoro di Peacock risulta uno dei più alti ed interessanti punti musicali della sua carriera.
