7.0
- Band: AQUILON
- Durata: 00:51:49
- Disponibile dal: /07/2004
- Etichetta:
- Adipocere
- Distributore: Masterpiece
Aquilon, una band che, almeno in partenza, è difficile da non sottovalutare: il nome non è per niente affascinante e rasenta il ridicolo, almeno per una formazione metal; la cover di “Intramedia”, pur rifacendosi bene al titolo, non è particolarmente gradita all’occhio e risulta abbastanza anonima. Eppure, all’ascolto della musica contenuta in questo compact-disc, ci si deve ricredere del tutto: i sei ragazzi francesi, confermando il buon momento che il metallo transalpino sta vivendo, propongono un death metal decisamente originale, o per lo meno atipico. Volendo subito snocciolare dei nomi, si potrebbero fare quelli dei loro conterranei Misanthrope, dei Samael, dei Solefald e degli Orphanage, tanto per abbracciare tutti i vari elementi che caratterizzano il suono degli Aquilon: dai primi, il gruppo prende l’abitudine di alternare brani cantati in lingua madre a quelli interpretati in inglese, oltre ad un certo gusto per riff death fuori dai soliti standard scandinavo-americani; dalla formazione di Vorphalack e Xytras, l’intelligente ed acuto uso di tastiere, synth e programming, attraverso melodie di cangiante spessore, talvolta più propriamente elettronico, spesso vagamente romantico; dai Solefald, la maturità compositiva e il coraggio nell’osare, ancora poco accentuato ma ben presente; infine, dagli olandesi Orphanage gli Aquilon recuperano le influenze avant-gothic, tramite l’uso, non assillante, della doppia voce maschile/femminile, unito comunque ad una base ritmica solida e pesante. La produzione di “Intramedia” è più che buona, così come la prestazione dei membri della band, con una lode particolare alla coppia di compositori, i cantanti/tastieristi Alexandre Soles e Anne Greco. Dieci tracce, più una dolcissima bonus-track, la ballata acustica “As I Was A Child”, cantata in solitario dalla brava Anne, per cinquanta minuti di death metal particolare, a cavallo tra sonorità melodiche, epiche e claustrofobiche, mai velocissimo, ben arrangiato e spesso impostato su ritmiche stoppate. Bellissimi alcuni brani, tra cui “ABC Of Time”, “Témoins De L’Aube”, “My Madness” e l’iniziale “Articuler Les Chapitres”, mentre qualche battuta a vuoto la si registra qua e là (la title-track, troppo elaborata, e “Pulse”). Ed è a causa di questi piccoli cedimenti che un giusto voto finale ci sembra essere un sette pieno, sebbene le canzoni migliori meritino ben di più. Un gruppo da seguire con attenzione, sperando che l’Aquilone non si afflosci troppo presto…
