AQUILUS – Bellum I

Pubblicato il 28/12/2021 da
voto
8.0
  • Band: AQUILUS
  • Durata: 01:01:32
  • Disponibile dal: 03/12/2021
  • Etichetta:
  • Blood Music

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Probabilmente non molti si ricorderanno degli Aquilus, creatura del polistrumentista australiano Waldorf, al secolo Horace Rosenqvist: la band, attiva dal 2004, pubblicò l’album di debutto “Griseus” nel 2011, creando parecchio clamore nel mondo black metal grazie all’attitudine da virtuoso della musica classica del suo unico componente e, da allora, più nulla.
Questo nuovo “Bellum I” giunge quindi in modo inaspettato, ma i dieci anni di inattività non sembrano aver minimamente scalfito la creatività e l’ispirazione del compositore di Melbourne che, come se niente fosse, rompe il silenzio in modo fragoroso e ci regala otto pezzi che non sembrano risentire del peso delle aspettative che l’ingombrante esordio deve aver per forza alimentato. Le coordinate stilistiche lungo le quali il musicista si muove sono molto simili a quelle dell’esordio, ma un’evoluzione, anche se lieve, c’è stata: nonostante si sia sempre in zona black metal sinfonico, ed i primi termini di paragone che vengono in mente sono quelli di maestri come Emperor o Limbonic Art, nonché lo stesso Ihsahn nei suoi dischi solisti, in questo disco sembra forte l’influenza degli Opeth, per strutture e profondità compositiva: si ascolti un pezzo come “Into Wooded Hollows” in tutta la sua maestosità bucolica e si pensi quanto bene starebbe nella scaletta di “Blackwater Park”. Il vero tratto distintivo dell’opera, però, è la forte presenza della musica classica, non solo in formato intermezzo (tra questi, la pianistica “Moon Isabelline”, ispirata a Chopin, è un riuscitissimo esempio) ma anche perfettamente compenetrata nel tessuto musicale e così, a fianco della strumentazione elettrica, troviamo pianoforte, flauto, banjo, balalaika, mandolino, violino, nell’utilizzo dei quali Waldorf si rivela un vero e proprio maestro. In un disco complesso e stratificato, fatto di pezzi lunghi e ricchi di atmosfere, l’altro elemento degno di nota è quello folk, che fa spesso capolino tra una sfuriata e la successiva, aggiungendo ulteriore pathos ed emotività. In generale, ciò che stupisce è che, al contrario di quanto spesso accade in situazioni del genere, in questo caso si riesca a mantenere un genuino spirito underground ed una sincera attitudine black, evitando di ricorrere a produzioni eccessivamente sfarzose o fuori luogo, e la scelta di questo basso profilo sembra vincente, con suoni nitidi e caldi ma non pompati.
Un altro centro pieno, stupefacente anche perché inatteso; non si hanno ancora notizie certe al riguardo ma, considerando che il disco è una ‘prima parte’, questa volta dovremmo aspettarci un seguito in un lasso di tempo ragionevole.

TRACKLIST

  1. The Night Winds Of Avila
  2. Into Wooded Hollows
  3. Eternal Unrest
  4. Moon Isabelline
  5. The Silent Passing
  6. Embered Waters
  7. Lucille's Gate
  8. Empyreal Nightsky
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