ARCH ENEMY – Black Earth

Pubblicato il 21/12/1996 da
voto
7.5
  • Band: ARCH ENEMY
  • Durata: 00:32:46
  • Disponibile dal: 12/12/1996
  • Etichetta:
  • Wrong Again Records
  • Distributore: Audioglobe

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Nel punto dove la vitalità del thrash, lo spirito eversivo del vecchio swedish death metal e quello elegante delle più classiche sonorità metal anni ’80 convergono, prende corpo la musica degli Arch Enemy. Impregnato di riff affilati e ritmiche sostenute, ma anche di una lunga serie di finezze chitarristiche, quello di Michael Amott è un cavernoso urlo di sfogo, figlio di una passione per certe soluzioni più estreme mai sopita, anche davanti al buon successo ottenuto dal primo album del suo progetto hard rock Spiritual Beggars. Pare che Amott, lontano dal mondo death metal da quando ha avuto luogo il suo split con i Carcass, sia stato definitivamente convinto a tornare su certi stili dai tipi della Wrong Again Records, che, sicuri di avere come vicino di casa un grande talento, lo hanno persuaso a provare a cimentarsi di nuovo con il sound che ha fatto da colonna sonora alla sua adolescenza. Così, dopo un demo di quattro pezzi, ecco arrivare “Black Earth”, primo full-length di questa nuova creatura battezzata Arch Enemy. Il noto chitarrista di origine britannica è qui accompagnato dal fratello minore Christopher alla seconda chitarra, dall’altrettanto giovane drummer Daniel Erlandsson (colonna degli Eucharist e fratello di Adrian degli At The Gates) e da una vecchia conoscenza dell’underground svedese: Johan Liiva, già cantante di Carnage e Furbowl. Il disco, come accennato in apertura, si presenta sostanzialmente come la somma delle influenze e dei background di Amott e dei suoi compagni: rispetto al melodic death metal tanto in voga in Svezia in questo periodo, soprattutto nell’area di Gothenburg, la proposta degli Arch Enemy espone pure una robustezza e una gravità che discendono direttamente dal thrash e dal death metal vecchia scuola; ciononostante, per il leader del progetto è apparentemente impossibile accantonare del tutto certi influssi heavy/classic metal già ampiamente sdoganati su “Heartwork” dei Carcass, così molti passaggi dell’opera finiscono inevitabilmente per colorarsi di toni ottantiani, dando vita ad una miscela un poco più variopinta del previsto. L’opener “Bury Me An Angel” è un perfetto biglietto da visita per quanto confezionato dal gruppo in questa sede: ad un attacco molto spinto e avvolgente di impronta thrash-death segue un rapido break solista che mette subito in mostra il gusto per la melodia dei due chitarristi; dopo circa un paio di minuti di duello fra queste due anime – particolarmente evidente nella parte strumentale del ritornello – il brano viene quindi spezzato da un corposo rallentamento che dà modo ad Amott di sfoderare un assolo molto bluesy e sentito. Su “Black Earth”, insomma, il bisogno di recuperare certe vecchie istanze extreme metal non appare totalizzante: in ogni episodio Amott riesce infatti a ritagliare ampi spazi per la melodia, riuscendo a conciliare riff spietati e tendenze da guitar hero con buona disinvoltura. Una produzione cupa (e anche un po’ ovattata) conferisce tuttavia al disco un taglio più underground: alcune delle sofisticate tessiture armoniche delle canzoni prendono forma all’interno di un suono molto pastoso – reso ulteriormente torvo dal growling senza fronzoli di Liiva – e solo alcune tracce finiscono per risultare propriamente ‘orecchiabili’ (“Dark Insanity” e “Transmigration Macabre” su tutte). In ogni caso, “Black Earth”, anche per la sua breve durata, riesce a centrare il bersaglio, animata da una bella gamma di riff e da una forte urgenza espressiva, elementi che la mantengono lontana dall’apparire un semplice o sconclusionato “ritorno alle origini”. Un lavoro fra il ‘popolare’ e l’elitario, gradevole sotto tanti punti di vista, che avvia su toni esuberanti la carriera degli Arch Enemy.

TRACKLIST

  1. Bury Me an Angel
  2. Dark Insanity
  3. Eureka
  4. Idolatress
  5. Cosmic Retribution
  6. Demoniality
  7. Transmigration Macabre
  8. Time Capsule
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