6.5
- Band: ARCHAIC THORN
- Durata: 00:39:32
- Disponibile dal: 31/10/2025
- Etichetta:
- High Roller Records
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Con “Malicious Spears” gli Archaic Thorn giungono al secondo full-length, muovendosi entro coordinate piuttosto definite. La copertina realizzata da Rok dei Sadistik Exekution anticipa bene l’orientamento del trio sassone: un death metal dal taglio radicale e tradizionalista, che cerca di evocare un certo spirito oltranzista, pur mantenendo una forma più ragionata rispetto ai soliti modelli australiani.
Il disco si colloca in una zona di confine dove, accanto alle basi death metal, trovano spazio elementi thrash e suggestioni proto-black. Ad esempio, qua e là emergono echi dei vecchi Sodom, ma anche di gruppi che nel tempo hanno mantenuto un legame con il metal classico pur muovendosi in territori estremi, come Soulburn e Pentacle. L’impressione complessiva è quella di un calderone dove le influenze vengono integrate senza strappi, pur senza raggiungere un livello di personalità davvero spiccato.
A dispetto delle previsioni iniziali, i brani si sviluppano con una certa calma, talvolta dilatandosi oltre i sei minuti. Le strutture alternano passaggi più convulsi ad altri maggiormente stentorei e cadenzati, e sono proprio questi ultimi a mettere in risalto un gusto per il riff che rimanda agli anni Ottanta e ai primi Novanta. La produzione, volutamente organica e senza fronzoli, sostiene questo approccio, contribuendo a un risultato che non suona artificioso. L’impressione è quella di un lavoro che privilegia la sostanza e l’impatto diretto, senza inseguire né l’estremizzazione sonora a ogni costo né soluzioni eccessivamente complesse.
Non mancano episodi in grado di catturare subito l’attenzione: “A Blessed Ground Remains” si distingue per il suo andamento grave e solenne, “Angel of Havaz” trova un buon equilibrio nella sua parte centrale, con riff molto accattivanti e una sottile linea melodica, mentre la title-track condensa in maniera efficace i tratti salienti del disco, prima di chiudersi con una coda più evocativa non lontana dal classico stile Bolt Thrower. Si tratta di spunti che, pur senza cambiare la percezione generale dell’opera, contribuiscono a renderla più varia e memorizzabile.
Non siamo davanti a un album destinato a lasciare un segno profondo, ma il mestiere insomma non manca e la volontà di non inseguire pedissequamente le mode underground di oggi, attingendo invece a influenze un po’ laterali rispetto ai trend più in voga, conferisce al disco un certo carattere, sottolineato dalla forza evocativa della copertina. Pur senza colpi di scena o particolari guizzi creativi, “Malicious Spears” riesce quindi a ritagliarsi uno spazio, anche solo per la sua coerenza e per il modo in cui rielabora influssi consolidati. Un passo che conferma la solidità degli Archaic Thorn, più che spingerli verso nuove direzioni.
