ARCHITECTURAL GENOCIDE – Malignant Cognition

Pubblicato il 13/01/2026 da
voto
7.5

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A pochi mesi dall’esordio sulla lunga distanza dei Vulnificus, la Comatose Music mette a segno un altro buon colpo riconducibile allo stato di salute del circuito (brutal) death metal a stelle e strisce, la cui capacità di sfornare realtà giovani e preparate – dopo gli exploit di inizio anni Duemila, quando gente come Deeds of Flesh, Disgorge e Odious Mortem sfornava i suoi capolavori sotto l’egida della Unique Leader – sembra essere tornata degna di questo nome.
Ovviamente, non possiamo dire che il secondo full-length degli Architectural Genocide si collochi sul medesimo livello di un “Path of the Weakening” o di un “Consume the Forsaken”, inarrivabili per efficacia e personalità, ma ciò non toglie che i Nostri, con questo lotto di brani, abbiano confezionato un lavoro in grado di portarne avanti il discorso in modo disinibito e convincente, ribadendo un certo gusto per la formulazione di costrutti atroci e sempre in bilico fra tecnica sincopata e ignoranza percussiva.

Musica che, pur continuando a fregiarsi dell’etichetta ‘per pochi’, al punto che anche molti death metaller potrebbero trovarne indigesto il contenuto, dimostra come i ragazzi di Houston stiano progressivamente affinando il loro linguaggio, ripartendo dalla formula dell’esordio “Cordyceptic Anthropomorph” (2020) per assemblare una tracklist tanto metodica a livello di costruzione e destrutturazione dei suoi spunti, quanto barbara e lunatica da un punto di vista espressivo; un’aggressione che, parimenti a quella perpetrata da un maniaco, nasce sì da pulsioni sordide e viscerali, ma che sa esattamente come organizzarsi per mettere in scena un piccolo teatro dell’orrore e dell’eccesso.
In poco più di venti minuti, “Malignant Cognition” rimpasta quindi la lezione di alcuni capisaldi – su tutti, Disgorge e Devourment – in un flusso che, a parti convulse e intricate, tipiche della cosiddetta scuola technical brutal death metal, alterna affondi groovy e pachidermici dal taglio prettamente texano, distinguendosi per la buona dose di ingegno e meticolosità alla base dell’assemblaggio, i cui giochi di incastro – per quanto calati in un contesto abominevole – evidenziano come il songwriting non sia stato approcciato in maniera frettolosa o approssimativa, anzi.

Chiaro, di per sé non vi è nulla di strettamente originale e sorprendente in ciò che il quintetto riversa in episodi come “Malicious Wager”, “Zed Requiem” o “Stuffed Under Floorboards” (a partire dai sample a base di confessioni di serial killer), ma il brio e la spontaneità del guitar work, unito a costrutti ritmici che nel loro contrarsi e distendersi, frammentarsi e ricomporsi, non faticano a trasmettere un senso di mobilità costante, bastano e avanzano per fare dell’ascolto un’esperienza valida, ascrivendo il moniker degli Architectural Genocide all’elenco di quelle formazioni – Anal Stabwound, Stabbing, Submerged, ecc. – che, soprattutto oltreoceano, stanno contribuendo a rinverdire i fasti del sottogenere e le sue parabole esasperanti.
In attesa di “Eon of Obscenity” (dei poc’anzi citati Stabbing), previsto a fine mese su Century Media (!), quel che si dice una macellazione praticata con metodo e convinzione.

 

TRACKLIST

  1. Precursor to Bloodshed
  2. Coercion into Carnality
  3. Leave It to Cleaver
  4. Trophies for My Murders
  5. Malicious Wager
  6. Decent Deranged
  7. Zed Requiem
  8. Stuffed Under Floorboards
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