7.5
- Band: ARCHITECTURAL GENOCIDE
- Durata: 00:23:28
- Disponibile dal: 16/01/2025
- Etichetta:
- Comatose Music
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A pochi mesi dall’esordio sulla lunga distanza dei Vulnificus, la Comatose Music mette a segno un altro buon colpo riconducibile allo stato di salute del circuito (brutal) death metal a stelle e strisce, la cui capacità di sfornare realtà giovani e preparate – dopo gli exploit di inizio anni Duemila, quando gente come Deeds of Flesh, Disgorge e Odious Mortem sfornava i suoi capolavori sotto l’egida della Unique Leader – sembra essere tornata degna di questo nome.
Ovviamente, non possiamo dire che il secondo full-length degli Architectural Genocide si collochi sul medesimo livello di un “Path of the Weakening” o di un “Consume the Forsaken”, inarrivabili per efficacia e personalità, ma ciò non toglie che i Nostri, con questo lotto di brani, abbiano confezionato un lavoro in grado di portarne avanti il discorso in modo disinibito e convincente, ribadendo un certo gusto per la formulazione di costrutti atroci e sempre in bilico fra tecnica sincopata e ignoranza percussiva.
Musica che, pur continuando a fregiarsi dell’etichetta ‘per pochi’, al punto che anche molti death metaller potrebbero trovarne indigesto il contenuto, dimostra come i ragazzi di Houston stiano progressivamente affinando il loro linguaggio, ripartendo dalla formula dell’esordio “Cordyceptic Anthropomorph” (2020) per assemblare una tracklist tanto metodica a livello di costruzione e destrutturazione dei suoi spunti, quanto barbara e lunatica da un punto di vista espressivo; un’aggressione che, parimenti a quella perpetrata da un maniaco, nasce sì da pulsioni sordide e viscerali, ma che sa esattamente come organizzarsi per mettere in scena un piccolo teatro dell’orrore e dell’eccesso.
In poco più di venti minuti, “Malignant Cognition” rimpasta quindi la lezione di alcuni capisaldi – su tutti, Disgorge e Devourment – in un flusso che, a parti convulse e intricate, tipiche della cosiddetta scuola technical brutal death metal, alterna affondi groovy e pachidermici dal taglio prettamente texano, distinguendosi per la buona dose di ingegno e meticolosità alla base dell’assemblaggio, i cui giochi di incastro – per quanto calati in un contesto abominevole – evidenziano come il songwriting non sia stato approcciato in maniera frettolosa o approssimativa, anzi.
Chiaro, di per sé non vi è nulla di strettamente originale e sorprendente in ciò che il quintetto riversa in episodi come “Malicious Wager”, “Zed Requiem” o “Stuffed Under Floorboards” (a partire dai sample a base di confessioni di serial killer), ma il brio e la spontaneità del guitar work, unito a costrutti ritmici che nel loro contrarsi e distendersi, frammentarsi e ricomporsi, non faticano a trasmettere un senso di mobilità costante, bastano e avanzano per fare dell’ascolto un’esperienza valida, ascrivendo il moniker degli Architectural Genocide all’elenco di quelle formazioni – Anal Stabwound, Stabbing, Submerged, ecc. – che, soprattutto oltreoceano, stanno contribuendo a rinverdire i fasti del sottogenere e le sue parabole esasperanti.
In attesa di “Eon of Obscenity” (dei poc’anzi citati Stabbing), previsto a fine mese su Century Media (!), quel che si dice una macellazione praticata con metodo e convinzione.
