ARCHSPIRE – Too Fast to Die

Pubblicato il 19/05/2026 da
voto
8.0
  • Band: ARCHSPIRE
  • Durata: 00:39:21
  • Disponibile dal: 10/04/2026

Per molti, gli Archspire sono e resteranno sempre una presa per il culo. Una parodia (vuoi per una presenza social dai toni leggeri e scanzonati, vuoi per un suono teso all’esasperazione dei paradigmi death metal) da snobbare nel rispetto di quell’integrità che il filone ostenta e chiama a gran voce, lasciando intendere come il loro linguaggio non potrà mai essere giudicato alla stregua di quello di realtà seminali e rispettatissime come Necrophagist e Spawn of Possession.
Eppure, dietro questo modo di porsi volutamente esagerato, si cela una band che, arrivata al non banale traguardo del quinto full-length in diciassette anni di carriera (sarebbero anche di più, considerando la parentesi a nome Defenestrated), non ha davvero più nulla da dimostrare in termini di personalità e approccio meticoloso alla propria musica, tanto da potersi permettere di salutare il roster della Season of Mist (scelta coraggiosa, per un gruppo di prima fascia) e imboccare la via dell’autoproduzione per la pubblicazione di questo “Too Fast to Die”.

Un titolo che sa di manifesto programmatico, di dichiarazione d’intenti non solo rispetto al contenuto effettivo della raccolta, ma dell’attitudine stessa del quintetto, determinato a tutto fuorché a rivedere il proprio approccio o a lasciarsi indebolire dalle critiche.
Prodotto nuovamente da Dave Otero nei Flatline Audio Studio di Denver (Aborted, Cattle Decapitation, Wake), responsabile come sempre di suoni nitidi, potentissimi, ma non troppo artificiali o laccati, da cui la tecnica chirurgica si eleva senza mettere in ombra la sensibilità umana, l’album vede i Nostri portare a compimento quel processo evolutivo accennato dal precedente “Bleed the Future” (2021), convogliandone l’ormai tipica formula parossistica in un pugno di brani mai così scorrevoli, ‘rotondi’ e memorizzabili; un flusso di neutroni del CERN dall’incedere ovviamente iperbolico, ma che a questo giro, fra i consueti numeri da circo del comparto strumentale, dà il giusto risalto anche al groove e alla melodia, consentendo alla tracklist di respirare e non rivolgersi esclusivamente a chi intende il metal estremo come una prova di forza e velocità olimpioniche.
Gli elementi caratteristici, come detto, ci sono tutti, dai blast-beat inumani al riffing arzigogolato e serratissimo, passando per le metriche impossibili – mutuate dall’hip-hop – del frontman Oliver Rae Aleron, ma l’insieme viene appunto filtrato da una lenta diversa, lavorando su un senso di definizione e orecchiabilità delle strutture che rende l’esperienza – paragonabile ancora una volta a un volo su un jet supersonico – più completa e dinamica che in passato.

Non è un caso, insomma, che il minutaggio dei singoli episodi si sia allungato: nel 2026, il songwriting degli Archspire guarda anche oltre la rapidità annientatrice, inglobando arie melodiche (ora dal taglio epico, ora vagamente malinconico), break cadenzati e rallentamenti poderosi (come quello nel finale dell’opener “Lyminal Cypher”) che colorano la tavolozza del disco con risultati che si guardano bene dall’essere banali o stucchevoli, tanto che pure le influenze deathcore trovano una loro dimensione compiuta strizzando l’occhio alle gesta di veri maestri come i Despised Icon (si sentano le gang vocals di “Anomalous Descent”).
In generale, l’impressione è quella di un’opera concepita in maniera meno calcolata, come se l’intento primario, per la formazione di Vancouver, fosse stato quello di scrivere qualcosa che la divertisse e la mettesse alla prova spontaneamente, evitando la rigidità di uno schema precostituito.

A conti fatti, episodi eccellenti come quelli già citati, o le varie “The Vessel” e “Limb of Leviticus”, con quest’ultima a figurare nella top 5 delle migliori composizioni del progetto, parlano da soli rispetto alla posizione dominante dei loro autori sul circuito techno-death e modern death metal mondiale. Confondere l’ironia con i concetti di superficialità e inettitudine, arrivati a questo punto, sarebbe un errore non da poco.

TRACKLIST

  1. Liminal Cypher
  2. Red Goliath
  3. Carrion Ladder
  4. Anomalous Descent
  5. The Vessel
  6. Limb of Leviticus
  7. Deadbolt the Backward
  8. Too Fast to Die
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