6.5
- Band: ARDUINI / BALICH
- Durata: 00:78:27
- Disponibile dal: 24/02/2017
- Etichetta:
- Cruz Del Sur Music
- Distributore: Audioglobe
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Il nome di Victor Arduini non dovrebbe essere nuovo per gli amanti delle sonorità progressive, essendo uno dei membri fondatori dei Fates Warning. Il chitarrista, dopo aver concluso la sua avventura con i Freedom Reign nel 2013, decide di dare sfogo alla sua creatività, trovando un partner artistico nella voce di Brian “Butch” Balich, cantante degli Argus con un retaggio prettamente doom. L’unione di questi due artisti ha dato vita ad un progetto, chiamato semplicemente Arduini/Balich, che rappresenta esattamente l’unione dei due rispettivi mondi di provenienza. “Dawn Of Ages”, infatti, è un pachidermico album che raccoglie sei composizioni doom metal dalle forti connotazioni progressive che, salvo due sole eccezioni, viaggiano stabilmente tra i dieci e i diciassette minuti di durata. Non si tratta, quindi, di un album facile da fruire: entrambi i generi di provenienza hanno delle barriere architettoniche che alcuni ascoltatori potrebbero trovare difficili da superare. La mastodontica possanza del doom, che già di suo necessita di una capacità di gestione perfetta delle atmosfere, non trova nella componente prog un viatico verso l’ariosità della melodia, ma al contrario a volte si aggroviglia su sè stesso, rendendo difficile navigare nel mare sconfinato delle note. Il risultato forse non sarà su livelli di eccellenza, ma bisogna dire che riesce a colpire, come succede per quelle bestie apparentemente docili, quasi indolenti, che si risvegliano in una repentina furia che paralizza la preda prima di travolgerla. Lo stesso accade negli episodi migliori di “Dawn Of Ages”, come la pregevole “Into Exile”, il brano, a nostro parere, più bilanciato del lotto, o nella successiva “The Wraith”. Talvolta invece il songwriting del duo inciampa e si perde, peccando un po’ di ingordigia, nel cercare di creare costrutti sonori sempre più alti e azzardati. La classe dei due musicisti, comunque, non si discute e il prodotto finale risulta più che sufficiente laddove altri musicisti avrebbero fallito. Segnaliamo infine, per la versione in LP, la presenza di tre cover: “Sunrise” degli Uriah Heep che viene riletta dal duo in maniera fedele, senza grandi sussulti nè positivi nè negativi; “The Wolf Of Velvet Fortune” dei The Beau Brummels, che ben si sposa con le atmosfere di “Dawn Of Ages”, e soprattutto un’ottima versione di “Atfer All (The Dead)” dei Black Sabbath che colpisce sia per la qualità, sia per la scelta particolare. Il brano, infatti, è tratto da un album (ottimo) come “Dehumanizer” che, però, non è sicuramente da annoverare tra i classici più conosciuti della band di Birmingham. Insomma, questa prima prova a due di Arduini e Balich per il momento funziona, pur senza essere ancora perfettamente a fuoco, e potrebbe essere un interessante viaggio sonoro per chi non teme i sentieri più impervi e meno battuti.
