8.5
- Band: ARGENTHORNS
- Durata: 00:38:27
- Disponibile dal: 21/04/2023
- Etichetta:
- Avantgarde Music
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Dalle fredde terre della Finlandia arriva il debutto discografico degli Argenthorns, curioso monicker dietro il quale si cela in realtà Juuso Peltola, figura conosciuta nell’ambiente finnico per la sua militanza in realtà black metal, come i Warmoon Lord, e soprattutto per il suo ruolo di spicco nella scena fantasy/dungeon synth grazie al suo progetto a nome Old Sorcery.
Si capisce da subito di trovarsi di fronte ad una nuova incarnazione di un personaggio musicale estremamente preparato, che decide stavolta di sublimare il proprio impeto black metal ed il proprio delicato afflato sinfonico in questa nuova creatura multiforme. A contraddistinguere “The Ravening” infatti, è l’estrema articolazione e varietà con cui ci si approccia al songwriting, permettendosi di riunire sotto al generico termine di ‘symphonic black metal’, una commistione di stili e velocità assolutamente travolgente. A seguito di una misteriosa introduzione musicata, sono forse proprio le prime tracce a segnare la vicinanza più marcata con i grandi padri del genere Emperor, mostrando in “The Manor Of The Demon Duke” e “In The Hoary Shadows Of The Blighty Gardens” alcuni dei riff più affilati e degli scambi più feroci, sorretti per il momento dallo screaming acuto del mastermind e da una batteria (unico strumento non suonato da Mason Rofocale) tecnica e martellante.
In poco meno di dieci minuti assistiamo ad una successione di atmosfere e situazioni davvero impressionante, incollate tra loro tramite l’uso costante ma non opprimente di eleganti synth e tastiere. La quarta canzone però, dopo l’ennesimo inizio burrascoso, inizia a puntare nuovi riflettori sul palco di Argenthrons, mettendo in luce personaggi e sfaccettature ancora inediti. “A Procession Of Spectres” arriva a raggiungere la sontuosità controllata di certo funeral doom melodico, mentre in “Malefic Chronicle” si assiste ad una perfetta fusione tra l’anima barocca e l’indole dannata che possiede la musica di questo album, fino ai misteriosi risvolti di “Wings Of Psychomachia” ed il ritorno alle sensazioni sofisticate e glaciali di “The Grand Hallowing Of The Tyrant”, tutto procede al suo posto secondo un copione tanto ambizioso quanto incantevole e spettacolare.
Elevandosi dalla sola e stringente esecuzione musicale, sembra che l’autore abbia cercato di raggiungere una dimensione che comprendesse anche aspetti legati al teatro, alla recitazione ed alla storia nel suo lavoro, riuscendo nel compito di realizzare un corpus artistico composito ed appagante. Retaggi musicali differenti, registri vocali dei più disparati e capacità compositive eccezionali fanno di “The Ravening” un piccolo gioiello senza tempo, una maestosa opera di metal orchestrale capace di trascendere i generi e mettere in scena una istrionica interpretazione artistica di primo livello.
