8.0
- Band: ARGUS
- Durata: 00:54:38
- Disponibile dal: 25/04/2011
- Etichetta:
- Cruz Del Sur Music
- Distributore: Audioglobe
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Dopo l’omonimo album di debutto partorito due anni orsono, gli americani Argus approdano con il qui presente “Boldly Stride the Doomed” alla nostrana Cruz del Sur: come nell’album di debutto, il suono rimane saldamente ancorato ad un heavy classico intervallato da numerose composizioni dai ritmi più pacati che mettono in evidenza l’anima doom della band. Le chitarre sono prepotentemente protagoniste per tutta la durata del lavoro con intrecci e parti armonizzate che in più di un’occasione fanno affiorare alla memoria gli Slough Feg e melodie che inevitabilmente riconducono alla NWOBHM: il riffing, ruvido e roccioso come vuole la tradizione delle band d’Oltreoceano, copre con classe e disinvoltura le molteplici sfaccettature ritmiche del lavoro, passando dalle classiche parti galoppanti ai riff lenti e trascinati tipici del doom. Non ci sono aggettivi per descrivere l’apporto vocale di Brian “Butch” Balich: bastano pochi secondi dell’opener “A Curse on the World” per comprendere che l’ugola del singer possiede indubbiamente una marcia in più. Reminiscente della timbrica di Robert Lowe e di Sean Peck dei Cage, la voce di Brian stupisce per potenza ed estensione, contribuendo a infondere ai brani un feeling epico e oscuro. Bordate del calibro di “A Curse on the World” e “Wolves of Dusk” collidono in maniera decisa con le lente e opprimenti “42-7-29” e “Pieces of Your Smile”, episodi che non sfigurerebbero di certo se inserite nelle ultime uscite di casa Candlemass. Perfetto l’equilibrio che viene a crearsi quando melodia e il lato più roccioso del suono di casa Argus si scontrano dando vita a gioielli epici come la titletrack o “Durendal”, forse l’episodio più marcatamente riuscito ed entusiasmante dell’intera opera. Tra assoli dall’ottimo gusto melodico e toccanti inserti pianistici – il ritornello di “42-7-29” colpisce dritto al cuore – “Boldly Stride the Doomed” si dimostra un tripudio di acciaio colante: pur rifacendosi a suoni e atmosfere di trent’anni or sono, gli Argus riescono nell’intento – anche grazie all’ottima produzione – di non sono suonare datati, ma di essere dannatamente attuali nel 2011. Il nuovo album degli Argus si conferma come un assoluto highlight del settore classico di questo inizio anno: un must assoluto per tutti gli amanti del genere, sentire per credere.
