6.5
- Band: ARMED FOR APOCALYPSE
- Durata: 00:42:10
- Disponibile dal: 22/07/2013
- Etichetta:
- Candlelight
- Distributore: Audioglobe
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Gli Armed For Apocalypse rappresentano benissimo il parossismo sonoro nudo e crudo. Se in ambito death, grind e thrash spesso si sono rincorse band alla ricerca del sound più veloce in circolazione, qui assistiamo al fenomeno opposto, ovverosia la ricerca della pesantezza tout court, generata da riff immensi e dall’utilizzo di frequenze così basse e di accordature talmente estreme da risultare quasi fastidiose. Questa sorta di corsa verso l’abisso ha senza dubbio dei lati positivi, ma ne ha anche di molto negativi, il primo dei quali é il sacrificio della bontà del songwriting. Rispetto all’esordio “Defeat”, questo “The Road Will End” é più coeso, ma leggermente meno vario e più avaro di spunti vincenti. Certo, stupisce trovarsi davanti ad un brano quale “The Well”, dove i Deftones vengono deturpati di ogni orpello e lasciati marcire all’interno di un immaginario sludgecore esasperato. Il brano colpisce anche perché segue la doppietta composta da “Better Worlds” e da “The Well”, due dei brani più pesanti che la storia della musica ricordi. Il lavoro guadagna bpm con le telluriche “Open Wound” e “Built To Kill”, ad onor del vero piuttosto banali e salvate da un afflato punk hardcore ravvisabile sia nel riffing di Cayle Hunter sia nelle urla belluine di Kirk Williams. Niente male invece “Drawing A Line”, che alterna sudate ritmiche impressionanti a baratri vicini al death doom più incompromissorio, senza scordare ancora qualche brevissimo ma significativo inserto deftonesiano, che contribuisce a rendere il tutto più elegante, per quanto possa esserlo una proposta di questo tipo. “Happy Hour” é l’ennesima devastazione in bassa frequenza, che però viene graziata da un solo chitarristico splendido dove ancora una volta vengono chiamati in causa i Deftones più aggraziati, quando non addirittura i Palms, mentre il finale é affidato al breve outro “Ends Meet”, delicato ed acustico, che funge da contrasto al massacro perpetrato negli oltre quaranta minuti di musica. Se solo gli Armed For Apocalypse riuscissero a levarsi la sindrome del “gruppo più estremo della scena” ed insistessero maggiormente sul dualismo tra le asperità slugecore e l’eleganza decadente e raffinata, allora ne potremo vedere delle belle; per ora una certa discontinuità di fondo ci impedisce di cadere in entusiasmi troppo facili.
