6.5
- Band: ARS MANIFESTIA
- Durata: 00:51:15
- Disponibile dal: 19/12/2025
- Etichetta:
- Malevolent Sound
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Sesto album per questo progetto solista di tale Harmful (ex Neldoreth), che dalla Lombardia si è trasferito ormai da diversi anni in Scandinavia. C’è qualcosa che ricorre nella discografia gli Ars Manifestia, come la decisione in questo nuovo album, “All Meaningless All”, di registrare solo tre canzoni dalla durata spropositata – un po’ come avvenne per la prima volta in “Divora I Figli”; anche le sperimentazioni, che avevano iniziato a fare capolino nell’interessante “Le Lacrime Dell’Universo”, continuano ad essere parte del panorama sonoro, ricordando esperienze fatte in passato da parte di alcuni gruppi norvegesi (come ad esempio gli Enslaved), ma non c’è da stupirsi, visto che oltre alle intenzioni ora anche la latitudine è più vicina a talune esperienze norvegesi. Forse lo stato emotivo dell’artista che sta dietro al nuovo lavoro non si discosta molto da quello che diede vita al precedente album “Il Mattino Dell Follia”.
L’opener dell’album è piuttosto oscura e disturbante, specialmente nella parte finale, dove però il riffing scelto è ripetuto troppe volte in modo esageratamente ossessivo: l’atmosfera notturna che contraddistingueva la band nei primi album sembra essersi dissolta, ora il viaggio non è più attraverso l’oscurità presente tra una stella e l’altra, ma si è trasferito all’interno della psiche umana, diventando decisamente più contorto ed inquietante.
C’è una strisciante vena depressive black metal presente in più momenti all’interno dei brani di questa nuova release, talvolta stravolti o mimetizzati da passaggi di chitarra psichedelici, sebbene sempre minimali.
Musicalmente, il secondo brano è decisamente più interessante, un giusto mix di extreme metal lento, tormentato e con qualche spunto psichedelico, appunto, e non dispiace nemmeno il cantato sofferto ed esasperato, che ben si sposa con l’atmosfera del brano: questo supera sì i dieci minuti, ma ha una struttura sensata e si sviluppa in modo interessante, creando il climax a fine canzone in un crescendo di sensazioni negative avvolgenti. In alcuni momenti potrebbero tornare vagamente in mente certi passaggi che si trovano in un paio di release dei norvegesi Khold, ma non è facile trovare un parallelismo immediato tra gli Ars Manifestia e qualche altra band.
L’ultimo episodio di questo lavoro supera persino i venti minuti di lunghezza, scelta alquanto coraggiosa e, al contempo, molto pericolosa: si passa da un inizio calmo, acustico, con una semplice melodia, ad un midtempo talvolta sincopato che potrebbe persino far ritornare alla mente alcune soluzioni utilizzate da gruppi thrash del passato come Voivod, anche se qui il tutto viene fatto in modo assai minimale; la parte finale è invece quella più propriamente black metal, anzi la più black metal di tutta la release.
Un brano così lungo, però, con diversi cambi di tempo e stile, perde inevitabilmente in efficacia e la nostra mente per forza di cose lo scompone in più parti come se in realtà si trattasse di più brani attaccati l’uno all’altro. Un eccessivo minimalismo che si ritrova in alcuni passaggi ma che meriterebbe invece una base più stratificata, è una delle lacune che gli Ars Manifestia si portano dietro, ma probabilmente si tratterà di una scelta artistica consapevole e ponderata.
Il fattore negativo principale di questo lavoro è che non si capisce quale sia la sua vera anima, perchè tutto risulta troppo frammentato: prese singolarmente, alcune parti di queste tre canzoni sono davvero interessanti, ma unendole in episodi così lunghi senza un collante di senso (sia musicale, che concettuale), si rimane perplessi riguardo a quale sia il messaggio che gli Ars Manifestia vogliono trasmetterci.
Anche se finora non è decollato come magari ci aspettavamo, questo progetto rimane comunque in potenza interessante, e potrebbe trovare la giusta quadra da un momento all’altro: da parte nostra continueremo a seguire lo sviluppo musicale degli Ars Manifestia attraverso le vie – più o meno nuove, più o meno entusiasmanti (in questo caso, decisamente non così tanto) – del post-black metal.
